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D'EST

Padiglione immaginario della Bosnia Erzegovina

mostra a cura di Aurora Fonda
con il contributo di Gabi Scardi e Claudia Zini

Con il progetto D’EST, nel 2008 ArtVerona ha aperto un reciproco rapporto con l’arte contemporanea che nei paesi dell’Est ha espressioni nuove e talenti non sempre ben conosciuti

Il 2003 fu l’unico anno in cui la Bosnia Erzegovina ebbe l’onore di fare esporre i suoi artisti in uno dei padiglioni ai Giardini della 50. Biennale di Venezia nel 2003, dopo essere emersa dalla guerra come paese indipendente. Sotto la supervisione di Enver Hadžiomerspahić, presidente di Ars Aevi, il museo di arte contemporanea mondiale di Sarajevo, la kermesse artistica veneziana ospitò le opere di artisti appartenenti a diverse generazioni come Maja Bajevic e Nebojša Šeric-Šoba, rappresentativi delle principali correnti artistiche del ventunesimo secolo, insieme a Edin Numankadic e Jusuf Hadžifejzovic, artisti attivi negli anni Novanta.

Da allora, è continuato in Bosnia Erzegovina quel processo di transizione, simile a quelli di tutti gli altri paesi post-socialisti, che situa lo stato bosniaco ancora al margine in rapporto al centro costituito dall’occidente. In questo contesto l’arte diventa un mezzo con cui mettersi in contatto con l’altro, una continua sfida per varcare le porte del panorama artistico contemporaneo internazionale, un’arte che si esprime attraverso la creatività individuale dei suoi artisti testimoniando la realtà culturale, economica e sociale bosniaca, segnata ancora oggi da un certo isolamento politico e culturale.

Da questo contesto nasce l’importanza delle espressioni artistiche nel costruire un comune senso d'appartenenza civile definendo i progetti di sviluppo sociale ed economico. Ovunque però in Bosnia la presenza di numerose realtà significative, istituzionali e non, si scontra con la difficoltà a fare rete tra loro dei soggetti che a vario titolo producono cultura, per diversi motivi di carattere storico e sociale. I giovani artisti bosniaci riflettono sul drammatico processo di disintegrazione del regime comunista e la conseguente affannosa ricerca di una nuova identità nazionale; si tratta di una generazione formatasi dopo la guerra che nelle proprie opere sottolinea l’accentuazione del conflitto tra la cultura tradizionale locale e la nuova globalizzazione che sta investendo anche i paesi dell’est, attraverso una produzione eclettica e spregiudicata che pone spesso al centro della propria ricerca espressiva proprio il concetto di identità. Emerge nelle loro opere la volontà  di rappresentare le molteplici sfaccettature del territorio in cui vivono, tenendo conto della storia recente, dei profondi cambiamenti politici, sociali e economici, della condizione presente di travagliata “transizione” e delle prospettive future che li vedono come parte integrante dell’Unione Europea.

Artisti spesso emigrati all’estero che così confermano e danno visibilità a questa condizione “trans-Balcanica”, che raccontano le loro storie personali, riflettono esperienze collettive della condizione di continuo cambiamento e trasformazione del loro contesto d’origine, analizzando i drammi del passato recente e interrogandosi su un presente spesso ancora incerto. Tra questi, Dzenat Dreković, Dzana Serdarević, Adnan Jasika, Ibro Hasanović, Dajan Spirić, Nebojša Seri Shoba, Sejla Kamerić, Mladen Miljanović, Mladen Bundalo, in mostra a Verona per colmare un vuoto con un doppio allestimento, in Fiera (17/21 settembre 2009) e alla Galleria d'Arte Moderna Palazzo Forti (10 settembre/11 ottobre 2009), grazie alla fattiva collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Verona, la Regione Veneto, il Ministero della Cultura di Bosnia ed Erzegovina, l'Associazione artisti Tač.ka e la Galleria A+A.

La mostra avrà un doppio allestimento, in fiera (dal 17 al 21 settembre) e presso la Galleria d'Arte Moderna a Palazzo Forti (10 settembre - 11 ottobre 2009).

Igor Bosnjak

Dženat Dreković