Diego Bergamaschi entra nel Comitato d’Indirizzo di ArtVerona

ArtVerona è lieta di annunciare l’ingresso di Diego Bergamaschi, collezionista, nel Comitato d’Indirizzo della manifestazione, che con entusiasmo e professionalità andrà ad affiancare Mauro De Iorio, Giorgio Fasol e Michele Furlanetto, anch’essi collezionisti; Patrizia Moroso, imprenditrice e art director dell’omonima azienda; Catterina Seia, direttore de Il Giornale delle Fondazioni e Cristiano Seganfreddo, direttore di Progetto Marzotto.
Nel dargli il nostro benvenuto, abbiamo approfittato per rivolgergli qualche domanda sulla fiera e il suo nuovo coinvolgimento.

Perché ArtVerona? Quali le motivazioni che ti hanno spinto ad accogliere l’invito ad entrare nel suo board?

E’ una fiera che ho visto nascere e che trovo sia molto cresciuta negli ultimi anni, grazie a un ambiente di lavoro stimolante e a un solido team, che pone grande cura negli allestimenti e attenzione alla ricerca. Penso che si presenti come un’opportunità per le giovani gallerie italiane, ma anche estere, in virtù dell’evidente iper polarizzazione che sta subendo l’universo fieristico verso conclamati format internazionali di grande valore e attrattività, oramai però inaccessibili per chi vuole fare ricerca in Italia, ma non solo.
Ho conosciuto solo recentemente la nuova direttrice, Adriana Polveroni, e credo che la sua competenza, passione ed energia, porteranno nuovo valore alla Fiera e a chi vi collaborerà.

 

Che cosa può trovare un collezionista ad ArtVerona che non trova in altre fiere?

 Quello che mi ha sempre stimolato nel visitarla è l’impegno dimostrato nel sostenere la giovane arte, in particolare italiana, sia lato gallerie che artisti. Questo l’ho riscontrato anche l’anno scorso dove ho trovato tante proposte originali su giovani artisti che non conoscevo nella main section, ma anche e soprattutto nella Raw Zone e nell’interessantissima area dove espongono gli spazi indipendenti.
Non mancano poi le proposte su artisti più maturi o già affermati, magari accantonati dalla critica e qui riproposti con consapevolezza e visione.

 

Quanto è importante la declinazione pubblica del collezionismo?

Per me è fondamentale. Il gesto del collezionista che “strappa” dalla galleria o dallo studio d’artista l’opera per impossessarsene, resta un atto di grande egoismo, ma è spesso l’azione che mette in moto il sistema, dopo il fondamentale atto creativo che genera l’opera evidentemente. Questo egoismo non deve sfociare in un continuum autoreferenziale, ma si deve rigenerare tramite un’apertura al pubblico, agendo sul forte potenziale della ricerca di ogni collezionista. Ciò non significa solo rendere disponibile le proprie opere per mostre o esposizioni, ma diventare attori proattivi nel sistema dell’arte, supportando artisti, giovani e meno giovani, facendo network con i collezionisti in costante dialogo con critici e curatori, sempre e solo con l’obiettivo di premiare il lavoro di qualità dei vari protagonisti, che è la vera sfida.