13-16 OTTOBRE 2017 | ART PROJECT FAIR

13ª EDIZIONE

Iconoclash. Il conflitto delle immagini

a cura di Antonio Grulli, co-curatori Diego Bergamaschi e Marco Martini (Eddy Merckx)

in collaborazione con il Museo di Castelvecchio e il Consorzio Collezionisti delle Pianure

13 ottobre 2017 > 7 gennaio 2018 – inaugurazione sabato 14 ottobre 2017 ore 19:30

Museo di Castelvecchio

Corso Castelvecchio 2, Verona

Una mostra dedicata all’immagine, al suo uso e alle sue potenzialità, spesso negate, attraverso le opere di un gruppo di artisti, tra i quali Paola Angelini, Nazgol Ansarinia, Jesse Ash, Luca Bertolo, Francesco Carone, Flavio Favelli, Ryan Gander, Elad Lassry, Davide Trabucco, che entreranno in dialogo con le collezioni e gli spazi espositivi del Museo di Castelvecchio.

ICONOCLASH. Il conflitto delle immagini è una collettiva a cura di Antonio Grulli, curatore indipendente e coordinatore del Consorzio Collezionisti delle Pianure, che raccoglie una selezione di artisti che hanno lavorato sull’ossessione per l’immagine e su come questa spesso sfoci in tendenze iconoclaste, di cancellazione, sparizione, censura, distruzione, sfregio dell’immagine stessa.

Un’iniziativa nata dall’idea di alcuni componenti del Consorzio Collezionisti delle Pianure, di recente costituzione che, con una voluta citazione del libro Narratori delle pianure di Gianni Celati (1985) e della figura di Luigi Ghirri, vede raccolti una trentina tra i più aggiornati e dinamici collezionisti del nord e centro Italia, a diverso titolo legati ad ArtVerona e mossi dal desiderio di confrontarsi e collaborare alla realizzazione di eventi legati all’arte contemporanea, loro vera passione.

“Negli ultimi anni il processo di creazione delle immagini si è velocizzato come mai nella storia- dichiara Antonio Grulli-. Ogni minuto si producono immagini della più svariata natura: fotografie, disegni, elaborazioni digitali, grafiche, emoticon… E i social network ne sono forse il sintomo e la causa scatenante più evidente.

La nostra è una società ossessionata dall’immagine, al cui interno sono comunque spesso presenti tensioni di tipo iconoclasta, non sempre evidenti, dovute sia a questioni ideologiche e culturali, sia a fattori materiali, quali l’usura del tempo, l’impossibilità di preservare ogni singola immagine, gli sconvolgimenti sociali, finanche l’eccessiva fruizione di massa. L’immagine del corpo dell’uomo e soprattutto della donna, o della sessualità ad essi collegata, è un campo in cui il confine tra libertà e rispetto è ancora estremamente fragile.

Ma la “cancellazione” e la “censura” delle immagini è dovuta talvolta a fattori ancora più subdoli, difficili da controllare. Anche la creazione continua di nuove immagini o la moltiplicazione di quelle più note, con un approccio assimilabile ai processi inflazionistici monetari, non sono forse una forma di depotenziamento, una svalutazione del concetto stesso di immagine, che diventa in tal modo una sorgente oramai arida per il troppo approvvigionamento?

Gli artisti di questa mostra si muoveranno su una sottile linea di confine che separa l’amore e l’ossessione per l’immagine dal desiderio di annullarla e cancellarla”.

 


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