La Transavanguardia c’est moi!

Intervista ad Achille Bonito Oliva al Festival della Bellezza

Che sia un uomo che si prenda la responsabilità delle proprie azioni e del proprio pensiero lo ha dimostrato nel 1981 quando si fece fotografare completamente nudo sulla dormeuse della sua casa napoletana per la copertina di Frigidaire, replicata poi altre due volte di cui l’ultima nel 2011 il cui titolo recitava: “I re nudi sono osceni. Gli uomini no”.

Più che un atto di coraggio, era un atto di coscienza e di onestà intellettuale, negli anni in cui i movimenti artistici, sociali e politici alle idee facevano seguire le azioni.

Così come quando nel 1979 teorizzò la Transavanguardia, definita da lui “frutto della fantasia di un individuo” e di cui ne fu inventore, protagonista.

Critico, intellettuale, professore, curatore, saggista, Achille Bonito Oliva è la figura che ha maggiormente influenzato la scena dell’arte contemporanea, creando un modello di riferimento in un sistema dell’arte globale. “La Transavanguardia c’est moi -afferma a chiusura del nostro dialogo- perché sono responsabile del termine e della sua teoria, così come gli artisti lo sono delle loro opere”.

Ieri sera è stato protagonista di un appuntamento, organizzato dall’Associazione Idem in collaborazione con ArtVerona, nell’ambito del Festival della Bellezza, al Giardino Giusti di Verona.

 

Q. A cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta ha rivoluzionato la figura del critico d’arte. Com’è cambiata oggi questa figura e come si distingue da quella del curatore?

A. Io appartengo alla generazione del critico totale che teorizza, organizza, informa, un intellettuale completo, quasi rinascimentale. Negli anni ’90 con l’aumento delle fondazioni private e dei musei di arte contemporanea si è staccata una costola ed è nato il curatore, ma mentre il critico fa interpretazione, il curatore fa manutenzione.

Oggi la figura del critico è generazionale, è armato di una scrittura, ha un livello letterario da salvare e da praticare attraverso la saggistica. La figura del curatore è organica, al servizio del sistema dell’arte.

Se dovessi usare termini psicanalitici, il critico è narcisista, il curatore è vanitoso e la vanità è il prêt-à-porter del narcisismo.

 

Q. Cosa pensa delle fiere d’arte in Italia?

A. Ho frequentato molto Basilea già dagli anni Sessanta. Le fiere hanno una valenza produttiva e, quindi, ritengo che questo modello si sia diffuso non solo in Europa ma in tutti i continenti perché rappresenta un momento di incontro tra arte ed economia dove si assiste ad un “erotismo”, un “corpo a corpo”, una competizione tra collezionisti che fa bene all’arte.

 

Q. Se dovesse scegliere un tema di cui occuparsi oggi in una mostra, qual è, secondo lei, l’emergenza?

A. Il nervosismo. Un giorno uscivo dalla casa dei miei genitori, un palazzo del centro storico di Napoli, e sulle mura di fronte trovai una scritta: “Siamo nervosi”. Mi è sembrato che sostituisse al meglio la retorica delle scritte sui muri politiche, aggressive. Questo nervosismo ha una radice profonda nella storia napoletana e d’Italia, se si pensa a quando Masaniello disse al Re Borbone: “Maestà, siamo nervosi”. Il nervosismo è psicanalitico in quanto matrice di molti movimenti artistici dall’Espressionismo al Futurismo, alla Body Art, al Surrealismo.

 

Q. In un’intervista a Repubblica ha definito la Transavanguardia come il superamento edipico delle avanguardie che hanno sempre avuto il bisogno di uccidere il padre. La Transavanguardia, invece, cosa recupera dal passato?

A. La coesistenza, vivere. La Transavanguardia vuole progettare il passato, contaminarlo col presente in un atteggiamento di nomadismo culturale e di eclettismo stilistico. Recupera il disegno, la pittura, imponendolo come modello internazionale. Questo è stato frutto non di una politica statale, ma di una fantasia individuale, la mia, e di una responsabilità che mi sono assunto scegliendo solo cinque artisti italiani, Chia, Cucchi, Clemente, Paladino e De Maria. La Transavanguardia lavora sulla citazione ed, essendo l’Italia un Paese con oltre duemila anni di storia, ha potuto attingere da una piattaforma solida.

 

Intervista di Maria Marinelli, ArtVerona

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3 Comments

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