ArtVerona intervista Cristian Chironi

ArtVerona intervista Cristian Chironi, artista di Chi Utopia mangia le mele

In mostra è esposta una FIAT 127 della quale viene ridefinito il colore ad ogni occasione. Quali curiosità si celano dietro a questa automobile?
Tutto ebbe inizio negli anni Ottanta con una telefonata nella quale lo scultore Costantino Nivola chiese a suo nipote Daniele, padrino di mio padre, di riportare ad Orani, in Sardegna, le sue opere.

Questo viaggio venne fatto a bordo di una Fiat 127 la stessa che oggi porto a Verona.
Da lì mi innamorai di questa macchina, fonte di ispirazione per un viaggio lungo tutta l’Europa. Ad ogni tappa la macchina cambia colore e diventa “una macchina per abitare”, quasi un ossimoro, perché, se da un lato ha a che fare con il concetto di mobilità, dall’altra è collegata all’idea di casa e al progetto “My house is a Le Corbusier” dove vivo all’interno delle abitazioni costruite dal grande architetto.

 

Perché hai scelto proprio il colore come elemento mutevole?

Daniele Nivola è anche colui che ricevette in mano il progetto di Le Corbusier poi mai realizzato, perché, a detta sua, non aveva né porte e né finestre e assomigliava più a un tugurio che a una casa. L’auto è collegata a questo aneddoto, customizzata seguendo gli accostamenti cromatici della Polychromie Architecturale di Le Corbusier, riposizionata in un remix rigoroso di 288 combinazioni possibili di accostamenti di colori e modelli di auto. Verona è la terza tappa dopo Marsèlleria e il Museo Nivola ed è uno degli step all’interno di questa geografia “lecorbuseriana” in giro per l’Europa. Tra le prossime città che toccherò ci saranno Napoli, Siena, Pistoia, Ferrara, Bergamo, Parigi, Bruxelles e molte altre che sono in via di definizione.

L’auto, che ho rinominato Camaleonte, cambia colore a seconda delle composizioni sonore riprodotte all’interno, registrate nelle varie residenze in giro per il mondo. Questo rientra in un più ampio progetto chiamato “My sound is a Le Corbusier”, nato dalla sinergia con Francesco Brasini e con diversi musicisti, tra cui il Coro di Radio France, Alessandro Bosetti, Massimo Carozzi, Dominique Vaccaro, Daniela Cattivelli.

 

Com’è collegato il concetto dell’Utopia alla tua ricerca?

Io appartengo ad una generazione che non ha mai avuto tanti privilegi. Non ho una casa di proprietà e mi prendo la libertà di vivere nelle residenze costruite dal più grande architetto del secolo scorso, grazie anche alla collaborazione della Fondation Le Corbusier.

L’artista è una chiave che può aprire qualsiasi porta e qualsiasi spazio. L’uso della macchina ha a che fare con la facilità di muoversi e spostarsi, con l’attraversamento dei confini all’insegna di un viaggio nato per essere condiviso perché in questa auto ognuno si può sedere, così come nelle residenze nelle quali vivo ognuno è invitato ad entrare, sono case dell’umanità.

 

Intervista a cura di Maria Marinelli, ArtVerona

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