A PICK GALLERY

Aperta nel giugno 2019 a Torino, A PICK GALLERY è una galleria d’arte contemporanea dedicata alla scoperta di nuovi linguaggi artistici. Come suggerisce il nome, si focalizza sull’accurata ricerca e selezione di artisti emergenti del panorama internazionale.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Gli studio visit sono sempre interessanti, ma alcuni sono stati particolarmente straordinari. Ad esempio nel marzo 2018 abbiamo inaugurato a Berlino negli spazi ex industriali del quartiere Wedding la mostra Wir Nennen es Arbeit con i lavori di 57 artisti berlinesi. Noi lavoravamo già da tempo con due artisti di Berlino, Jan Muche e Sven Drühl, ed è proprio da loro che è partita l’idea di una collettiva, che fosse una sorta di istantanea del panorama dell’arte contemporanea berlinese. Entusiaste avevamo organizzato un viaggio di tre giorni a Berlino, con una serie di studio visit e appuntamenti per selezionare gli artisti. Una volta arrivate la situazione c’è sfuggita di mano, ogni artista ci ha portato a vedere gli studi di altri artisti, erano tutti molto validi e che non potevamo non vedere. Sono stati tre giorni no stop, sveglia presto e giorno e notte eravamo con artisti. L’ultimo studio che abbiamo visitato è stato in piena notte, allo studio di Michael Conrads che ci piacque molto e con cui abbiamo poi organizzato una mostra personale a Torino. Eravamo stanchissime ma l’entusiasmo non ci ha fatto fermare!

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Per noi l’Italian System non è ancora del tutto organico, ma crediamo che si stia orientando sempre più a una logica win to win, perché più soggetti insieme possono raggiungere maggiori obiettivi, collaborando e cercando accordi vantaggiosi, incoraggiando relazioni e partnership che possano accrescere culturalmente ed economicamente tutti.

ADA

ADA è una galleria d’arte contemporanea con sede a Roma, dedicata alla promozione dei giovani artisti. La costruzione di una forte identità è alla base del programma e della selezione degli artisti, con i quali è condiviso un percorso di crescita e di ricerca. I progetti prodotti da ADA privilegiano la formula del solo show e sono realizzati appositamente per gli spazi della galleria, che da settembre 2019 ha aperto il proprio programma alla live performance. ADA è stata fondata nel settembre 2017 da Carla Chiarchiaro.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Una recente cena a Milano con gli artisti di ADA ed un curatore, che dopo l’incontro ha voluto sottolineare la forza della visione della galleria e la connessione tra tutti gli artisti rappresentati.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

La relazione di crescita condivisa tra galleria e artista e di continuo dialogo tra galleria, artista e collezionista, rendendo quindi possibile la costruzione di un rapporto di fiducia duraturo. 

ADD ART

La galleria d’arte contemporanea ADD-art nasce nel centro storico di Spoleto (PG) nel giugno 2015, da un’idea di Lorenzo Rossi e Alessia Vergari. Lo spazio, fortemente caratterizzato, si approccia all’arte in maniera trasversale cercando nuove sinergie tra discipline diverse e nuove forme d’arte, promuovendo le contaminazioni tra differenti settori artistici-scientifici.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Anni fa al MLAC di Roma. Tra le curatrici della mostra c’era Alessia, futura moglie e cofondatrice di ADD-art. Incuriosito dall’artista Sergio Baldassini scoprii che per vedere la sua opera bisognava fare un test. Non lo superai, così decisi di diventare gallerista.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Per noi è un obiettivo ancora da raggiungere su diversi livelli in Italia. Poter consolidare l’insieme di relazioni tra i diversi operatori che compongono il sistema dell’arte in Italia non è cosa semplice, ma essenziale per la definizione di un sistema permeabile e dinamico.

ANNA MARRA

Galleria Anna Marra, attiva dal 2013, è una delle gallerie emergenti nel settore dell’arte contemporanea. Situato nell’antico Ghetto ebraico di Roma, lo spazio è fortemente caratterizzato da un’architettura minimale che si rispecchia nelle scelte espositive, volte a dare spazio alle ricerche artistiche più essenziali e rigorose. Focalizzata sulla valorizzazione dei talenti emergenti e middle career, la galleria promuove i suoi artisti mediante l’organizzazione di mostre nel proprio spazio e presso istituzioni pubbliche, nonché attraverso pubblicazione di monografie e cataloghi, avvalendosi sempre dell’apporto scientifico di curatori con i quali vengono elaborati i singoli progetti. Pur con una grande attenzione all’arte italiana, l’intento della galleria è anche portare in Italia percorsi artistici diversi. Grazie alla collaborazione con gallerie e curatori newyorkesi, nel 2016 avvia un ciclo di mostre dedicate ad artisti americani, pensato per offrire uno sguardo attento sulle ricerche d’oltreoceano.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Mi viene in mente l’incontro con Kennedy Yanko nel suo studio di Brooklyn lo scorso anno. Un’artista con una storia molto interessante. Nel suo lavoro utilizza mirabilmente materiali duri e pesanti, come il ferro, che ingentilisce con l’inserimento di elementi in pelle dai colori a volte tenui altre sgargianti. Realizzando combinazioni inaspettate, ho colto una sorta di sfida dell’artista per indagare la realtà in un modo nuovo.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System è per me una rete di collaborazione tra le varie figure del settore della cultura, allo scopo di promuovere l’arte italiana. La cultura deve riappropriarsi di una sua centralità, anche rafforzando i meccanismi del mercato.

ARMANDA GORI ARTE

Armanda Gori Arte nasce a Prato nel 1998 per volere della fondatrice Armanda Gori e del marito Avv. Aldo Marchi spinti da una passione comune per l’arte contemporanea. Attualmente ha la sede espositiva in Viale della Repubblica 66, Prato.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Di tutti gli incontri interessanti avuti con tutti i nostri artisti, quello che ricordo con più affetto è legato a Giuseppe Chiari quando VOLEVA che lo accompagnassi in mesticheria per scegliere i materiali per i suoi lavori.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Per la nostra galleria, #italiansystem ha da sempre significato, il faticoso lavoro di sostegno e promozione del mercato dell’arte italiana, che insieme ai nostri colleghi, portiamo avanti nelle varie fiere di settore.

ARTEA GALLERY

Nata per soddisfare le esigenze dei collezionisti e degli investitori più esperti del settore dell’arte moderna e contemporanea, ArteA si propone sul mercato italiano ed europeo fin dagli inizi del 2005 cercando di offrire a tutti i suoi clienti un servizio completo di consulenza, vendita e assistenza, mirato a costruire collezioni di alto profilo qualitativo nonché un solido e duraturo investimento finanziario nel tempo. La ricerca e la selezione di opere esclusive fanno di ArteA il partner ideale per chi cerca solide conferme alle proprie conoscenze nel campo, ma anche un valido supporto per chi muove i primi passi in un settore esteso come quello dell’arte moderna e contemporanea.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Senza dubbio l’incontro più stimolante e determinante per la mia formazione professionale in ambito artistico è stato quello con Marcello Morandini. Uomo e artista unico, in costante ricerca e sviluppo del suo linguaggio artistico con una dedizione assoluta al suo lavoro. Insuccessi, difficoltà, delusioni, tutti momenti superabili purché l’obiettivo sia unico e ben chiaro, lavoro serio, costante e determinato. Uomo che ad un primo incontro sembra trasmetterti solo rigore, serietà e disciplina, ma che una volta conosciuto in profondità si rivela per quello che è; un uomo di grande levatura che apprezza e valorizza il lavoro che svolgi per lui in ogni momento con una parola di conforto, una telefonata,un’abbraccio paterno, una battuta; proprio come in occasione di un’edizione di ArtVerona dove portammo un suo progetto monografico, che all’apertura della fiera mi guardò e mi disse: “stamattina ti sei pettinato col Bimby?!?!?

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System
Purtroppo a mio avviso il sistema italiano dell’arte è decisamente abbandonato a se stesso, con tutte le problematiche che ne conseguono. Decine di case d’asta più o meno improvvisate che alimentano un mercato secondario inesauribile e che incide pesantemente sui valori e sulle vendite delle opere nel primo mercato. Decine di fiere d’arte, spesso e volentieri di basso profilo, distribuite sull’intero territorio nazionale che portano solo ad una dispersione di risorse e di tempo, nonché una diluizione delle vendite. L’assoluta mancanza di tutela e valorizzazione della categoria e della professione di gallerista; purché si abbia una partita iva chiunque può accedere alle fiere di settore, più o meno importanti. A prescindere dalla reale attività commerciale del titolare portando solo ed esclusivamente a delle perdite di fatturato per chi invece come unica attività di lavoro porta avanti un discorso si commerciale, ma anche di divulgazione culturale con investimenti continui in cataloghi e mostre pubbliche e private.

ARTESANTERASMO

Giunta alla seconda generazione della famiglia Sorrentino, con Giancarlo padre e Giorgio figlio, la Galleria d’arte Artesanterasmo di Milano è sul mercato da oltre trent’anni. Riferimento per i collezionisti del Novecento italiano e internazionale, è specializzata nell’acquisto, nella vendita e nell’intermediazione di opere prestigiose. Ha collaborato e collabora con prestigiosi enti pubblici per la realizzazione di mostre.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Ricordo sempre il mio rapporto privilegiato con Salvatore Fiume, che era un vulcano di idee, che non si perdeva d’animo davanti ai no, sempre pronto a inseguire un nuovo progetto. Il vero spirito dell’artista, anche quando le sue glorie d’Italia sono affondate con l’Andrea Doria.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Secondo noi il sistema dell’arte italiano è ancora un seme in attesa di germogliare, non è ancora qualcosa di tangibile. Il grande valore degli artisti italiani ha in qualche modo sopperito alle nostre mancanze e a quelle delle istituzioni.

BIASUTTI&BIASUTTI

La galleria è stata fondata nel 2000 da Attilio, Paola e Giuseppe Biasutti. Ha sede a Torino, in via Bonafous, tra Piazza Vittorio Veneto e il lungo Po. Nel corso di un ventennio ha presentato mostre di artisti e movimenti del ‘900, italiani e stranieri. Da quella del gruppo di Corrente a Filippo de Pisis, da Ottone Rosai a Renato Guttuso, Daniel Spoerri, il gruppo Cobra, Wifredo Lam e Sebastian Matta. Importante è stato il legame con Piero Gilardi che ha reso possibile la realizzazione di rassegne dedicate al movimento dell’Arte Povera. Recentemente la proposta artistica ha riguardato l’opera di Gianfranco Baruchello, Giulio Turcato e la fotografia con un interesse nei confronti di autori quali Boltanski, Chiari, Ciam, Cresci, Domela, Man Ray, Henri e Moholy-Nagy.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Negli, ormai, vent’anni trascorsi nell’attuale sede possiamo dire che tutti gli artisti con cui abbiamo lavorato ci hanno arricchito sia dal punto di vista umano che professionale.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Potrebbe significare molte cose. Crediamo, soprattutto in questo momento che il patrimonio italiano, artistico e non, debba essere motivo di orgoglio.

BONIONI ARTE

La Galleria Bonioni Arte, diretta da Ivano e Federico Bonioni, inaugura la propria attività nel 2003 a Reggio Emilia con una mostra di Mattia Moreni, Giuseppe Banchieri, Omar Galliani e Federico Lombardo. Alterna proposte espositive dedicate a maestri storicizzati (Afro, Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Lucio Fontana, Emilio Vedova), con autori internazionali (Sam Francis, Hans Hartung, Georges Mathieu) e giovani artisti. Tra le mostre principali, le personali di Bernard Aubertin, Mattia Moreni e Paolo Minoli, oltre ad esposizioni con opere di Pablo Atchugarry, Nicola Carrino, Umberto Cavenago, Paolo Cotani, Hermann Nitsch, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Rudy Pulcinelli, Davide Benati. Nel 2013 ha festeggiato il decennale con una personale di Omar Galliani. La galleria partecipa alle maggiori fiere d’arte contemporanea. Tutte le esposizioni personali in galleria sono documentate attraverso pubblicazioni e cataloghi.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Nel corso degli anni abbiamo visitato molti studi d’artista, per visionare le nuove opere, per approfondire le singole ricerche, per programmare mostre e fiere. Riteniamo, infatti, che il rapporto diretto e personale tra artista (ove possibile) e gallerista sia fondamentale. Proprio per questo, nelle settimane in cui non è stato possibile accogliere i visitatori in Galleria, abbiamo deciso di portarli virtualmente, attraverso le nostre pagine Facebook e Instagram, negli atelier degli artisti, dove l’arte prende forma.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Riteniamo che il sistema dell’arte italiano sia plurale, con operatori numerosi e il più delle volte preparati. Non sempre, tuttavia, esiste un dialogo costruttivo tra le diverse figure professionali che si muovono all’interno di questo sistema, con il conseguente moltiplicarsi di inutili passaggi. Ci auguriamo, per prima cosa, che al termine della crisi che stiamo vivendo e che vivremo nei prossimi mesi non si perdano tasselli importanti e che, allo stesso tempo, si semplifichino le procedure per favorire un lavoro agile e di migliore qualità.

CARTAVETRA

Cartavetra nasce nel 2015 a Firenze, dall’incontro di alcuni artisti che operano sul territorio Toscano. Negli anni l’assetto dei fondatori si è modificato, attualmente la direzione è tenuta da Brunella Baldi. Cartavetra propone e sostiene alcuni giovani artisti: Pietro Desirò, Rosita D’Agrosa, Beatrice Squitti, Marco Mazzi e Cristiano Rizzo, ed artisti con una carriera più consolidata: Giorgio Distefano, Stefano Loria, Luca Coser, Flavia Robalo.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Visitare lo studio di un artista è un po’ come accedere a una caverna. Condividere la sua stessa incertezza nel dare inizio ad una nuova opera, abitare quell’intimità instabile che lo lega intrinsecamente alla sua ricerca. Uno degli studio visit più “sinceri“ è stato quello con Luca Coser. Luca mi ha accolta nel suo studio, nell’interezza del suo caos creativo, con opere vecchie e nuove felicemente affiancate, con colori aperti, lavori iniziati, opere finite grandi, grandissime, piccole, su carta, su tela… Un continuus ininterrotto del suo lavoro e del suo pensiero. Una caverna delle meraviglie!

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Ritengo che sia fondamentale creare un nuovo modello di galleria per avvicinare il pubblico, tutto, all’arte. Dare origine a forme di collaborazione, circolazione e diffusione tra le gallerie. Immaginare iniziative e incontri per suscitare interesse anche tra i più giovani, educare alla bellezza e all’importanza dell’arte, ricreare un rapporto di fiducia tra il gallerista e i collezionisti, fare proposte artistiche capaci di avvicinare e dare vita ad un collezionismo giovane. Sostenere e supportare gli artisti, sopratutto in un momento così difficile. Andando contro tendenza, pur apprezzando il lavoro che ci sta dietro, non credo nelle mostre virtuali/online, ma nell’incontro tra artista, gallerista, collezionista. L’arte va respirata, vista,
toccata…

CASATI

CASATI Arte Contemporanea nasce nel 2008, quando Luca Manganiello raccoglie l’eredità del padre Francesco. Si cambia rotta e i dipinti del XIX e XX secolo lasciano spazio all’arte contemporanea. Inizialmente la galleria, situata in Brianza, propone in maniera classica la propria selezione di artisti per poi iniziare a presentarli in un numero sempre crescente di fiere in Italia e all’estero. Si affianca all’attività fieristica un numero importante di mostre (collettive e personali) con curatele di rilievo. Nel corso del 2019 la galleria apre una seconda sede a Torino, nel distretto creativo dei Docks Dora – le antiche dogane di Torino – e si apre ad un tono sperimentale più marcato. Fanno la loro comparsa gli street artist americani che si affiancano ai talenti italiani in una miscela che vede un grande successo di pubblico. Nel corso degli ultimi anni, le rassegne in galleria si sono succedute ad eventi più istituzionali in Musei e Gallerie Civiche sia in Italia che all’estero (Hong Kong, New York, Parigi).

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Tino Stefanoni mi ha mostrato il suo atelier ordinatissimo e la sua collezione personale di opere. Da allora abbiamo lavorato insieme sino alla fine. Conservo con piacere una foto che ci ritrae, nel suo studio, mentre parliamo sorridenti.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System è la somma di tutte le qualità peculiari del nostro Paese. La capacità di generare bellezza insieme a pragmatismo e concretezza. Le gallerie italiane – eredi di un patrimonio in termini storici senza eguali – sono il volano di questa tradizione.

CELLAR

Cellar Contemporary è stata fondata nel 2016 da Davide Raffaelli e Camilla Nacci. La galleria si dedica alla scoperta e alla promozione di giovani artisti, organizzando mostre ed eventi collaterali dal taglio fresco e dinamico. Allo spazio espositivo fisico, situato nello storico quartiere di San Martino a Trento, si affianca uno spazio virtuale, dove è possibile seguire day-by-day le attività della galleria, conoscere il lavoro degli artisti proposti e acquistarne opere e limited edition. Il programma di Cellar Contemporary guarda da un lato a un panorama internazionale eclettico e pop, dall’altro promuove giovani artisti italiani e del territorio.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Siamo particolarmente legati a due studio visit: il primo, dell’artista americano Bast, che mantiene l’anonimato. Abbiamo avuto l’opportunità di entrare in un luogo segretissimo e di scoprirvi un’opera di Banksy! Il secondo è lo studio di Denis Riva, che ha sede in un’area dismessa dello storico Lanificio Paoletti; ogni volta che andiamo a trovarlo ci riserva sempre qualche chicca, è una vera e propria wunderkammer che si articola in vari ambienti tra il luogo in cui lavora, una zona dedicata alle stampe e un’area espositiva. (Qui i link ai due studio visit: cellarcontemporary.com/it/post/day-bast / cellarcontemporary.com/it/post/denis-riva-forte-larino)

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Lavoriamo con molti giovani artisti italiani, e riteniamo importante ricordarci sempre “di casa nostra” valorizzando luoghi storici non convenzionali, dove ci capita spesso di organizzare mostre, creando scambi proficui.

CORRAINI

La Galleria Maurizio Corraini, fondata a Mantova nel 1973, concentra la propria ricerca sulla continuità di lavoro che si ritrova tra i grandi artisti contemporanei e le giovani generazioni. Una ricerca-sperimentazione attenta alle nuove forme e ai nuovi talenti, che cerca di trovare nuove vie, fedele al proprio approccio trasversale e interdisciplinare tra arte, design, grafica, editoria, fotografia. Mostre di particolare rilievo (monografiche o a tema) sono state realizzate anche in sedi esterne alla galleria in collaborazione con enti pubblici, privati, musei, associazioni e fondazioni. Tra gli artisti della Galleria Corraini: Bruno Munari, Giosetta Fioroni, Enzo Mari, Riccardo Dalisi, Giacinto Cerone, Paul Cox, Protey Temen, Andrea Anastasio, Parasite 2.0, Fausto Gilberti e altri…

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Un ricordo indelebile è il primo incontro con Bruno Munari in studio e in casa, luoghi paradigmatici della sua ricerca e del suo lavoro. Da lì nasce un rapporto forte, continuo e stimolante. Abbiamo frequentato lo studio per anni, divertendoci e imparando. Vai al video

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Un intreccio di competenze frastagliate che incredibilmente e creativamente vengono portate a regime. Questa varietà è la forza di tanti curatori, ricercatori e galleristi che si muovono su più piani per costruire la propria identità.

CRAG CHIONO REISOVA

CHIONO REISOVA ART GALLERY (CRAG) è nata nel 2016 ed ha sede nel centro di Torino e da novembre 2019 anche a Praga. La galleria lavora con artisti emergenti, italiani e stranieri, con una particolare attenzione alla pittura figurativa. Oltre ad organizzare mostre personali e collettive, l’obiettivo di CRAG dopo i primi anni di esperienza è la collaborazione, su base progettuale, con altre gallerie e la partecipazione a fiere. La sede torinese della galleria ospita progetti sperimentali e curatoriali come le Project rooms che consentono ai giovani artisti e curatori di esprimersi con libertà e convinzione delle proprie capacità.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Nel 2015, l’artista Giacomo Modolo, giovanissimo, aveva riversato in pittura, liberamente, pagine dal diario della mia storia tra Praga e Torino in anni assai differenti da questi. Ne è nata una splendida mostra “Portrait from K’s diary” e una grande amicizia.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Significa fare rete con le gallerie, essere sostenuti dalle istituzioni per realizzare mostre pubbliche e per partecipare alle fiere all’estero anche attraverso bandi dedicati all’arte (come accade in altri paesi) e poter rappresentare gli artisti italiani che credono nell’importanza del lavoro galleria+artista.

DEP ART

La Dep Art Gallery è stata fondata nel 2006 a Milano da Antonio Addamiano, laureato in gestione aziendale e marketing, che ha associato una profonda passione e conoscenza per l’arte alle competenze economiche, sviluppando un modo innovativo e personale di operare nel mercato dell’arte. In costante crescita, da settembre 2015, sposta l’attività espositiva nella nuova sede di Via Comelico. L’edificio, una ex scuola di oltre 300 mq, è stato rimodernato appositamente per rispondere alle esigenze degli artisti rappresentati dalla galleria, con i suoi spazi ampi, luminosi e minimali dove le opere esposte risultano protagoniste assolute. Dep Art è la galleria di riferimento di artisti italiani contemporanei come: Alberto Biasi, Pino Pinelli e Turi Simeti e di quest’ultimo è inoltre sede dell’archivio dal 2013. Attiva nella promozione e nell’organizzazione di iniziative in istituzioni pubbliche e gallerie, sia italiane che internazionali, tra le più importanti mostre presentate da Dep Art Gallery troviamo quelle dedicate a Carlos Cruz-Diez, Tony Oursler (2019), Regine Schumann (2018), Wolfram Ullrich (2018), Alighiero Boetti (2018), Salvo (2017, 2010, 2007), Mario Nigro (2017, 2006), Henk Peeters and Jan Schoonhoven (2017), Alberto Biasi (2016, 2013 and 2008), Emilio Scanavino (2016, 2012, 2008), Turi Simeti (2015, 2013), Pino Pinelli (2019, 2015), Ludwig Wilding (2014, 2013) e Emilio Vedova (2010).

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

La visita allo studio di Tony Oursler a NY è stata speciale: l’artista ci ha mostrato la sua collezione, partendo dal suo Maestro John Baldessari, fino ad Alighiero Boetti, di cui proprio in quel momento ospitavamo la mostra in galleria.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Credo sia fondamentale promuovere i nostri artisti internazionalmente e mi muovo da sempre in questa direzione. Anche ora, nonostante il periodo di emergenza, collaboriamo con la Galerie Závodný di Mikulov, con una mostra sul Maestro Turi Simeti.

FEDERICO RUI

Federico Rui Arte Contemporanea è stata fondata nel 2010 nell’attuale spazio di via Filippo Turati a Milano. La galleria è specializzata nella promozione di artisti emergenti e mid career, con una particolare predilezione per la pittura ed offre anche approfondimenti sui principali autori del Novecento storico italiano. Federico Rui inizia a lavorare in una galleria milanese nel 1995, occupandosi dell’allestimento delle mostre e dei rapporti con i clienti e imparando così sul campo la professione di gallerista. Nel 1996 è tra i primi ideatori di un portale on line dedicato all’arte, e subito dopo lavora per una casa editrice, con la quale lancia il primo portale di shopping on line. Dopo un’esperienza nel settore amministrativo dell’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 2002 fonda con un socio la Galleria Pittura Italiana, con la quale organizza venti mostre nella sede di via Palermo 1, e oltre trenta esposizioni in sedi esterne, ponendo particolare attenzione alla promozione di giovani artisti.

Partecipa dal 2004 alle più importanti fiere del settore (Milano, Sratsburgo, Verona, Bologna, Padova, Bergamo, Vicenza) e collabora con le principali case d’asta italiane. Ha organizzato e partecipato a mostre a Londra, Bruxelles, Roma, Genova, Venezia, Cape Town, etc. Ha curato manifestazioni artistiche per Timberland, Lloyd’s, Parlamento Europeo di Bruxelles, Banca Popolare di Lodi, F.A.I., Quadriennale di Roma, Poltrona Frau, Comune di Milano, Comune di Como, Premio La Fenice, pubblicando diverse monografie di artisti per Skira e Allemandi. Diversi artisti rappresentati hanno partecipato alle più importanti rassegne internazionali tra cui la Biennale di Venezia.

Federico Rui Arte Contemporanea fa parte di Angamc (Associazione Nazionale Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea).

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Mi ricorderò sempre una delle prime studio visit, verso il finire degli Anni Novanta a Londra. Un giovane artista italiano aveva abbandonato tutto ed era andato a inseguire il suo sogno nella scintillante Londra di quel periodo. Senza una lira, trovò uno studio in una zona in periferia di Londra, un piccolo locale in una vecchia fabbrica abbandonata di mattoncini rossi. La zona era talmente malfamata che il taxi mi lasciò a 200 metri dallo studio, invitandomi a proseguire a piedi! Lui lavorava con la resina e metà dello studio era occupata da materiali e macchinari… l’altra metà era un cucinotto che fungeva anche da bagno. Continuava a non avere una lira, ma i lavori erano splendidi, e ne parlammo seduti in un pub davanti a una birra perchè in studio non c’era spazio per muoversi e non si respirava per le polveri. Non abbiamo mai fatto una mostra insieme, ma siamo ancora amici e sono contento che la sua ricerca stia evolvendo in modo interessante attirando l’attenzione di alcune tra le gallerie più importanti.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

ArtVerona è nata come fiere delle gallerie italiane. Troppo spesso siamo esterofili, ancora più spesso individualisti. Quello che è sempre mancato all’arte italiana dagli Anni Novanta in poi è fare sistema, trovare sinergie e progetti congiunti da sviluppare aldilà degli interessi dei singoli.

GALLERIA ASTUNI

La Galleria Enrico Astuni è stata fondata da Enrico Astuni e la moglie Rosetta Giorgi a Fano nel 1992; nel 2000, si sposta a Pietrasanta e nel 2009 a Bologna, l’attuale sede. Oggi la Galleria Enrico Astuni segue una linea curatoriale orientata al confronto e al dialogo tra maestri storicizzati e giovani artisti già affermati a livello internazionale.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

In tanti anni di lavoro, ho incontrato artisti straordinari mi hanno riservato emozioni indimenticabili. Ricordo in particolare lo studio di Steven Pippin, nella periferia londinese, all’esterno una vecchia scritta: OPTICIAN, il pavimento dello studio in compensato formava curve sinuose come dune quindi le sedute stavano in bilico, lui pendeva da una parte ed io dall’altra. Poi ci siamo spostati in un box insonorizzato dove una vera pistola sparava ad una camera nikon mentre fotografava il proiettile, un nuovo progetto.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Nonostante ci siano troppe situazioni che fanno male al nostro sistema, in ogni settore, mi auguro che le eccellenze italiane che vivono in Italia e nel mondo possano dare una svolta al nostro paese. Sono fiducioso nelle nostre capacità, l’Italia tutta ricca di bellezze, può dare un contributo enorme.

GALLERIA DE BONIS

La storia della Galleria de’ Bonis è strettamente legata alla figura del suo titolare. Stanislao de’ Bonis comincia la sua avventura personale a Reggio Emilia, forte della sua esperienza napoletana al fianco del padre, grande appassionato della pittura del ‘900. Ricerca storico artistica, studio e approfondimento a livello artistico, bibliografico e documentario di ogni opera proposta sono i tratti distintivi della Galleria de’ Bonis. Dietro a ogni quadro scelto c’è un lungo studio dell’Artista, del contesto storico in cui ha vissuto e della sua corrente artistica di appartenenza, in linea con la mission della galleria che è culturale prima di tutto e orientata a esplorare la grande figurazione italiana. Dopo un primo periodo di lavoro con gli artisti emergenti la galleria intraprende in modo sempre più marcato una scelta in direzione del Novecento storico dedicando mostre monografiche ad artisti come Renato Guttuso, Mario Sironi, Giorgio Morandi e Mario Tozzi e affermandosi come realtà in costante crescita nel panorama dell’arte contemporanea nazionale.

Proprio Renato Guttuso diviene ben presto il centro di interesse principale della galleria sia a livello commerciale che di ricerca storico-artistica portando la galleria a identificarsi come punto di riferimento a livello nazionale per il mercato di questo artista. Poi la ricerca della galleria si specializza anche su Mario Tozzi e Fausto Pirandello. L’interesse per la figurazione italiana e un appassionato lavoro di approfondimento sulle pietre miliari della storia dell’Arte italiana del Novecento hanno sempre rappresentato il tratto distintivo della Galleria che, pur non rimanendo scollegata dalla realtà contemporanea, ha nutrito la sua marcata identità classica sapendo andare oltre le tendenze del momento.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Noi trattiamo artisti storicizzati, per cui incontriamo i figli, gli eredi, i collaboratori o le modelle dei grandi artisti del passato che ci raccontano dei particolari, degli aneddoti e delle storie che a volte raggiugono delle vette di lirismo altissime.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

L’italian system deve guardare al world system, quindi al sistema globale e internazionale, però forte di quel passato e di quella tradizione che non deve abbandonare. È l’equilibrio tra questi due elementi che fa la differenza e renderà l’arte italiana nel mondo vincente.

GALLERIA L'INCONTRO

La galleria fu fondata nel 1974 da Antonietta Bettini, madre dell’attuale proprietaria e direttrice Erminia Colossi subito coinvolta nella gestione dell’attività. Quest’ultima inizia con l’esposizione degli artisti bresciani allora in voga per proseguire nel giro di pochi anni col proporre artisti nazionali di fama nel solco dell’arte figurativa, Cascella, Funi, Fiume, Guttuso, Annigoni ed altri. Nel 1997 Antonietta Bettini lascia l’attività che da allora fino ai nostri giorni viene proseguita dalla figlia Erminia. Incominciano quindi le proposte di arte internazionale e l’abbandono graduale dell’arte figurativa. Accanto a nomi come Santomaso, Vedova, Baj, Pomodoro, Isgrò, Kounellis, Adami, vengono proposti Vasarely, Max Bill, Aubertin, Arman, ed altri. Nel 2004 viene acquistato un locale quasi adiacente alla sede della galleria al piano terra di un palazzo storico e vi si trasferisce la sede. L’anno seguente si presenta l’occasione de acquisire un appartamento al piano superiore dello stesso stabile. Viene colta l’occasione e nel 2006, dopo le opportune modifiche, questo appartamento diventa una home gallery portando la superficie della galleria a circa 250mq. Questa locazione della galleria rimane tale fino ai nostri giorni, ed è quindi sita in Chiari (BS) in via XXVI Aprile 38.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Per quanto riguarda la prima domanda posso raccontare un aneddoto che fa luce sul rapporto fra critica ed arte. Si sa che a suo tempo si versarono fiumi di inchiostro a proposito del periodo degli “Uomini rossi” di Sassu. Durante una sua personale presso la nostra galleria sul finire degli anni ’80 inizi ’90, un nostro collezionista chiese chiarimenti su questo periodo. Egli rispose che in quel periodo privilegiò il colore rosso semplicemente perché ebbe un calo della vista, cosa che lo afflisse comunque per tutta la vita, e che il colore rosso era quello che meglio veniva percepito dai suoi occhi. E questo è stato come aver fatto tabula rasa del pensiero critico dominante.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Per quanto riguarda la seconda domanda, penso che il concetto di “Italian System” sia piuttosto debole. Infatti gli aderenti alla associazione nazionale di categoria sono un esiguo numero e di conseguenza con potere contrattuale quasi nullo, ognuno va per i fatti suoi. Per esempio non si è riusciti ad imporre agli archivi degli artisti una regolamentazione istituzionale e tanto meno una calmierazione dei prezzi. Le fiere che contano in Italia sono quattro: Bologna, Milano, Torino e Verona. Le altre, troppe, sono in mano a soggetti privati che, lungi dal selezionare la qualità dei partecipanti, pensano solo a riempire, comprensibilmente, gli spazi. Quelli gestiti direttamente dagli enti fieristici dovrebbero dare impulso all’arte italiana con un occhio a proposte estere di qualità, invece si fanno, in alcuni casi, ponti d’oro a gallerie estere anche se presentano proposte deboli. Purtroppo l’Italia è già periferica geograficamente ed in particolare per il mondo dell’arte, occorrerebbe un grande sforzo pubblicitario all’estero.

GALLERIA NICOLA PEDANA

La Galleria Nicola Pedana arte contemporanea (Caserta, Piazza Matteotti, 60) è stata fondata nel 2010 da Nicola Pedana, direttore creativo dello spazio. La ricerca e l’innovazione sono le caratteristiche distintive delle attività della galleria: giovani artisti non ancora affermati ma conosciuti nei circuiti dell’arte contemporanea si alternano ad artisti noti nel panorama internazionale per promuovere opere d’arte che hanno il potenziale per incidere positivamente sul sistema dell’arte. Dal 2010 la galleria ospita mostre di Shozo Shimamoto,, Tino Stefanoni, Carla Accardi, Vanni Cuoghi, Donald Baechler, Paolo Bini, Aldo Mondino, Marco Gastini, Gianni Dessì, Pino Pinelli, Giorgio Griffa, Claudio Olivieri, Vittorio Messina, (Vincenzo Frattini- Viviana Valla), Matteo Montani, Ivano Troisi , Vincenzo Rusciano,Sabrina Casadei,Pietro Paolini. Apocalypse mostra collettiva con (Antoni Abad, Vittorio Messina, Matteo Montani, Nunzio Di Stefano, Roberto Pugliese, Richard Garet. Paolo Bini “Luce” La galleria, nel 2016, ha iniziato una serie di personali nella Reggia di Caserta: Paolo Bini (vincitore del Premio Cairo 2016). Tino Stefanoni nel 2017e Marco Casentini 2018.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Non posso sicuramente elencare, quale sia stato il più importante studio visit, ne ho diversi che mi sono rimasti dentro e che ancora oggi mi danno molta impressione e ricordi indelebili. Fu un’emozione unica quando nel 2013 andai a Torino per incontrare nel suo studio in viale Oropa Marco Gastini; Artista, di un carisma e di una cultura pazzesca. Quando mi vide mi sorrise e dopo un attimo diventò serioso, facendomi il terzo grado su cosa ne pensavo di taluni artisti e del sistema dell’arte legato alla speculazione, vendite e secondo mercato. Diciamo che me la cavai abbastanza bene ma non fui così convincente come magari si sarebbe aspettato. Passarono 2 anni per convincersi ad esporre nella mia galleria. La soddisfazione fu quando lui, mi chiese la mostra.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

In questo cupo e tremendo periodo che tutti stiamo attraversando, spero e mi auguro, che noi operatori culturali italiani, possiamo oggi, più che mai,  unirci e portare quel tanto di bello che abbiamo, in giro per il mondo. Sono da sempre un sostenitore dell’arte Made in italy. Ho sempre pensato che la valenza di alcuni artisti nostrani, non fosse meno di altri artisti sparsi per il mondo. Solitamente e per convenienze legate ad una miriade di fattori, molte gallerie nostrane trattano artisti stranieri. Paradossalmente e per la stragrande maggioranza, mi sono sempre occupato di artisti italiani, sia giovani, che storici da riscoprire. Ho avuto sempre la convinzione di esportare quello che noi produciamo, dando vita ad un sistema italiano sia di fermento culturale che di introito economico.  #Forza Italia #andrà tutto bene. Non appena finisce questa triste pagina siamo piu’ solidali con i nostri artisti italiani. Per me il concetto Italian System significa collaborare e guardare dentro il nostro orto.

GALLERIA SIX

Galleria Six, fondata nel 2007 da Sebastiano Dell’Arte, apre il suo primo spazio a Lissone. Fin dall’inizio ha condotto un lavoro di  ricerca e promozione focalizzato sui differenti linguaggi e media di artisti nazionali e internazionali. Risale già al 2007 l’installazione site-specific di Michele Zaza “Io sono il paesaggio”. Nel 2009 la galleria si trasferisce in un piccolo spazio in Milano dove sono possibili mostre personali come quella di Dennis Oppenheim, Nam June Paik, Bruno Munari. Narbi Price e Hicham Benohoud hanno qui le loro prime mostre in Italia. Nel 2015 Galleria Six si trasferisce nel caratteristico spazio di Piazzale Piola 5, dove sono state ospitate mostre di successo, come “Miroslav Tichy” in collaborazione con la Fondazione Tichy Ocean, Bice Lazzari, John Walker con 12 dipinti appositamente realizzati per lo spazio e la significativa personale di Terry Atkinson curata dall’artista. Nel 2018 la collaborazione con Ange Leccia e Maurizio Mochetti.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Non sono pochi, nella mia esperienza, gli studio visit che ho trovato particolarmente interessanti, così come gli incontri/discussioni. Ma se proprio devo fare un nome… Maurizio Mochetti.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System, un sistema supportato da diverse professionalità, ciascuna delle quali con specifiche competenze atte a realizzare contesti di natura sociale, culturale ed economica in molti casi in concomitanza tra loro.

IL PONTE

La galleria Il Ponte nasce a San Giovanni Valdarno nel 1965 per la passione verso l’arte contemporanea di Vincenzo Alibrandi, artigiano della stampa calcografica. Dal 1977 si trova nell’attuale sede fiorentina, dove dal 1986 è diretta da Andrea Alibrandi. Durante la sua più che trentennale attività, Il Ponte ha presentato un ampio ma selezionato nucleo di artisti che abbracciano tutto il XX secolo, da maestri storici della prima metà del Secolo, come De Pisis, Sironi, Soffici, Rosai,… ai principali esponenti dell’Informale, quali Afro e Mirko Basaldella, Arturo Carmassi, Pietro Consagra, Mattia Moreni, Giulio Turcato. A fianco dell’attività espositiva ha preso vita un attento lavoro editoriale, con la pubblicazione di cataloghi e libri d’arte, molto curati sia nella redazione che nella veste grafica. Il rinnovamento dello spazio, realizzato nel 2003, è stato legato all’intenzione di spostare l’attività della galleria su proposte maggiormente legate alla contemporaneità. Questa nuova stagione si è inaugurata con un importante mostra dedicata alle Superfici specchianti di Michelangelo Pistoletto, cui hanno seguito moltre altre fino all’ultima dedica alle chine di Giulia Napoleone.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Sicuramente uno dei più interessanti è stato all’Angelos di Jan Fabre, una vera fucina, ricavata ad Antwerp da un edificio scolastico con il suo teatro. Dove nella vastità degli spazi il frenetico movimento dei numerosi addetti rivelava il carattere dell’artista, inarrestabile inventore di mondi sofisticati, difficili, talvolta repulsivi, ma assolutamente sbalorditivi.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Ritengo che il sistema dell’arte italiano, invece di essere sostenuto dallo Stato, ne venga soffocato con infinite problematiche fiscali e burocratiche. In tale situazione le istituzioni museali, spesso troppo frammentate e prive di risorse, insieme ai collezionisti, che incontrano enormi difficoltà nel dar vita a importanti collezioni, non possono dare la necessaria vitalità ai numerosi operatori. Questi così non riescono a trovare in Italia spazi necessari per affermarsi e confrontarsi con le multinazionali del mercato estero.

MARCOROSSI

MARCOROSSIartecontemporanea è un network di gallerie fondato nel 1994, conta quattro sedi: Milano, Pietrasanta, Torino e Verona, quest’ultima inaugurata nel 2000 e diretta da Francesco Sandroni e Marco Rossi. Promuove l’arte contemporanea attraverso mostre di pittura, scultura e fotografia.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Ultima in ordine di tempo è stata la visita allo studio di Mirco Marchelli, un bel cascinale vicino a Ovada. Lo studio rispecchia pienamente la personalità di questo artista poliedrico, è un tuffo in una memoria collettiva imprigionata in opere assemblate con materiali di scarto e in disuso. Le conversazioni con Marchelli spaziano dall’arte al cinema, alla letteratura, alla vita di tutti i giorni, alla convivialità e alla buona tavola visto che Mirco è un artista anche in cucina.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

L’emergenza legata alla pandemia sta evidenziando tutti i limiti dell’italian system, ai cittadini che espongono i tricolori e cantano dai balconi si contrappone una classe politica litigiosa ed incapace di affrontare in modo unitario questa situazione drammatica. Al momento osservo che l’italian system è un concetto molto vago.

MARIGNANA ARTE

Emanuela Fadalti e Matilde Cadenti hanno fondato la Galleria Marignana Arte a Venezia nel 2013. La galleria si trova nel sestiere di Dorsoduro, un’area chiave per le mostre d’arte e considerata il fulcro dell’arte contemporanea a Venezia. Si tra la Collezione Peggy Guggenheim, la Collezione Pinault e la Fondazione Vedova. Il programma della galleria esplora molte espressioni della ricerca sull’arte contemporanea, concentrandosi sia sulle nuove generazioni di artisti che su quelle già acclamate a livello internazionale. Marignana Arte è inoltre attiva in collaborazioni internazionali che prevedono lo sviluppo di progetti con istituzioni private e pubbliche.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

La ricerca di Silvia Infranco ci ha colpite all’istante in quanto atto d’amore verso la vita e le sue ineluttabili metamorfosi, che porta alla luce attraverso la sapiente stratificazione di materiali.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Crediamo che il sistema italiano sia una realtà ricca e sfaccettata, dove però a volte accade che si perda il focus su artisti e Gallerie italiane a favore di realtà più internazionali.

MARINABASTIANELLO

La galleria massimodeluca è stata inaugurata nell’ottobre 2012, dai collezionisti Marina e Massimo, a Mestre. I due fondatori decidono di aprire la galleria a Mestre e non a Venezia, sia per una questione affettiva, che si esprime nella volontà di investire in questa città che ritengono essere un incubatore culturale dalle forti potenzialità, sia perché credono, parlando di progettualità, che non sia il luogo a fare la differenza ma i contenuti ed è stata una sfida che sono contenti di essersi imposti. Dal 2013 la Galleria è rimasta sotto la guida di Marina Bastianello che, con lungimiranza e dedizione, ne porta avanti il programma. Dal 2020 la galleria si è evoluta, siamo cresciuti, un anno fa ci siamo trasferiti in un nuovo spazio. I tempi sono ormai maturi per un cambio di nome, che corrisponde a un rinnovato impegno nel progetto. Con il nuovo anno è nata quindi marina bastianello gallery, che eredita il lavoro realizzato dalla galleria massimodeluca e ne porterà avanti la ricerca con nuova forza e nuovo entusiasmo. La caratteristica della marina bastianello gallery è quella di rappresentare quasi esclusivamente artisti nati (anagraficamente) negli anni 80 seguendoli passo dopo passo e costruendo in questo modo un fulcro culturale per talenti emergenti, diventando un punto di riferimento anche per i curatori sensibili ai futuri artisti. È anche per questo motivo che la galleria ha aperto la sua nuova sede all’ interno dell’area retail del museo M9, situato nel cuore della città. In questi anni la galleria ha lavorato con Istituzioni e Musei nazionali tra i quali citiamo: il Museo Ettore Fico di Torino, il Museo Mart di Rovereto, il Museo MAXXI di Roma, il Museo Luigi Pecci di Prato, il Museo MACC di Calasetta, il Museo MAGA di Gallarate, il Museo Villa Croce di Santa Croce e le Officine Grandi Riparazioni di Torino. Inoltre, con l’obiettivo costante di promuovere i propri artisti, la galleria prende parte a fiere nazionali e internazionali di arte contemporanea.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Ritengo tutti gli studio visit svolti interessanti e belli. Vi parlo dell’ultimo: a fine novembre sono andata a fare uno studio visit da Nico Angiuli. Ci eravamo già incontrati a giugno circa e ho trovato il suo lavoro molto interessante. Dopo aver rimandato molte volte, decido di partire per Bari. La mattina della partenza mi sveglio con un’orticaria pazzesca, chiamo. il medico alle sette e le dico che dovevo andare da lei immediatamente. Durante la visita mi dice che l’orticaria era causata dallo stress. In effetti ero reduce da tre fiere, una settimana si e una settimana no. In più stavo organizzando l’allestimento di una mostra. Dopo una puntura la dottoressa mi dice che dopo mezz’ora sarebbe passato tutto. Io le dico “bene, perché tra due ore ho un aereo per Bari” e lei risponde “breva, così vai a riposare che ne hai bisogno” e io le dico “parto questa mattina e torno questa sera” lei risponde “dovevo farti un’altra puntura anche per farti dormire un po”. Sono partita, ho fatto lo studio visit in un paesino della Puglia ad Adelfia e ho avuto conferma del lavoro di Nico. Poi siamo rientrati a Bari e abbiamo mangiato la tipica focaccia pugliese accompagnata da una birra, seduti in una panchina sul lungomare Starita. Abbiamo continuato a parlare di progetti ed è arrivata l’ora di rientrare. Nico e la moglie mi hanno accompagnata all’aeroporto e Nico mi dice “Marina non mi è mai successo che una gallerista venisse in giornata a fare uno studio visit e tu sei partita da Venezia per questo””. La mia risposta è stata “si sta chiedendo anche il mio medico perché sono qui…”.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

L’Italia (culturale) possiede un sistema articolato e molto complesso dove tutti agiscono nel modo più consono alle proprie esigenze, a volte dettate da obbiettivi differenti. Mi riferisco a tutta la rete culturale: dai musei alle gallerie d’arte, dalle fiere ai collezionisti. Queste brevi considerazioni sono frutto del lavoro che svolgo di gallerista, ma credo che ci sia bisogno oggi più che mai, di creare una rete di condivisione in futuro, argomento tanto a me caro sino dall’inizio della mia attività. Riflettere sul momento critico che sta travolgendo la nostra nazione, è sufficiente per rendersi conto che creare dei progetti comuni sarà una priorità.

MAZZOLENI

La galleria Mazzoleni è stata fondata a Torino nel 1986 da Giovanni e Anna Pia Mazzoleni, come naturale evoluzione della loro collezione privata iniziata nella prima metà degli anni ’50. La sede storica torinese, che occupa tre piani di Palazzo Panizza, nella centrale piazza Solferino, è stata affiancata dal 2014 da quella di Londra, nel distretto artistico di Mayfair. Per oltre tre decadi Mazzoleni ha esposto circa duecento artisti italiani e internazionali del XX secolo, con programmi espositivi di calibro museale, concentrandosi sull’arte del secondo dopoguerra italiano, in stretta collaborazione con gli archivi e le fondazioni di riferimento degli artisti. Tra le mostre degli ultimi anni si ricordano: Enrico Castellani. La concretezza ritmica dell’infinito (Torino, 2013) a cura di Francesco Poli; Bonalumi. Sculture (Torino, 2014 e Londra, 2015) a cura di Francesca Pola; Alberto Burri (Londra, 2015) con introduzione di Vittorio Brandi Rubiu; Piero Manzoni. Achromes: Linea Infinita (Londra, 2016), Mazzoleni 1986-2016. 30 anni d’arte 30 artisti italiani, importante mostra per il trentesimo anniversario della galleria (Torino, 2016 e Londra, 2017) e David Reimondo. Il muscolo del pensiero è il cervello (Torino, 2019)  curate da Gaspare Luigi Marcone; Fontana/Melotti. Angelic Spaces and Infinite Geometries (Londra, 2016) e More than words… (Londra, 2018) curate da Daniela Ferrari; Gianfranco Zappettini (Torino, 2016), Pittura Analitica (Londra, 2016 e Torino, 2017) e Michelangelo Pistoletto: Origins and Consequences (Londra, 2018) curate da Alberto Fiz; Colour/Neon in Contextual Play, an installation by Joseph Kosuth (Londra e Torino, 2017) a cura di Cornelia Lauf e Joseph Kosuth; Light in motion: Balla Dorazio Zappettini (Londra, 2017) a cura di Elena Gigli; Equilibrium. Un’idea per la scultura italiana (Torino, 2018 e Londra, 2019) a cura di Giorgio Verzotti; Massimo Vitali: Short Stories (Londra, 2019) curata da Mirta d’Argenzio; Nunzio. The Shock of Objectivity (Londra, 2019) a cura di Kenneth Baker; Hans Hartung and Art Informel (Londra, 2019 e Torino, 2020), Gianfranco Zappettini. The Golden Age (Londra, 2020), a cura di Martin Holman. Tutte le mostre sono accompagnate da ricche pubblicazioni con apparati iconografici e importanti testi critici.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

In questi giorni lo studio visit a cui ripenso più di frequente è quello di Andrea Francolino. Le sue “crepe” che nello studio vivono in diverse forme e materiali, dalla terra al cemento, dal vetro all’oro, mi sembrano più che mai attuali nel momento di frattura esistenziale, sociale ed economica che stiamo affrontando a livello individuale e globale. Nella storia della nostra galleria ci siamo sempre occupati di artisti che, ciascuno nella propria epoca, ha rappresentato un elemento di rottura, di avanguardia, di novità. Penso a Balla, de Chirico, Fontana, Burri. In anni recenti abbiamo rivolto il nostro sguardo al contemporaneo conservando lo stesso approccio attento ai linguaggi in grado di comunicare il nostro tempo con originalità, e mi riferisco per esempio ad Andrea Francolino, a David Reimondo, alla giovanissima Rebecca Moccia. Un altro lavoro che in questo periodo si è rivelato particolarmente efficace nel raccontare la contemporaneità è proprio di Moccia. Il suo CORAGGIO che campeggia sul tetto di un edificio semi-abbandonato nel centro di Milano è diventato un richiamo, un’esortazione che supera i confini cittadini e nazionali e parla a tutta l’umanità.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

L’Italian System fatica un po’ ad agire davvero come un sistema articolato e coerente, in grado di sostenere tutte le realtà che lo costituiscono, ma ritengo che sia proprio nella crisi che la cooperazione e la condivisione delle energie e delle risorse vada potenziata. Dobbiamo guardare al futuro con occhi nuovi, e cogliere le opportunità che si annidano nelle difficoltà, spero che il desiderio di mettere in atto un cambiamento tra noi operatori del settore sia condiviso e che vi sia un sostegno delle istituzionali in tal senso.

MLB GALLERY

La MLB è stata fondata nel 2007 e da subito ha avuto come mission la diffusione dell’arte contemporanea in modo etico e consapevole, con un occhio privilegiato per le giovani generazioni. La MLB si trova nel cuore di Ferrara, in un suggestivo palazzo rinascimentale davanti al Castello, che unisce il minimalismo della galleria d’arte contemporanea con la suggestione degli alti soffitti affrescati. Definita da Cesare Pietroiusti una “galleria relazionale”, la MLB è uno spazio ispirato a modelli internazionali, con una chiara mission volta a una diffusione empatica della conoscenza dell’arte contemporanea e una forte vocazione curatoriale. Ogni artista è invitato a ideare un progetto site specific, ispirato tematicamente all’esposizione del vicino Palazzo dei Diamanti, in un dialogo tra arte moderna e contemporanea. Il progetto viene commissionato circa un anno prima all’artista e la mostra viene di volta in volta illustrata ai visitatori tramite visite guidate. La MLB promuove i suoi artisti con tenacia e passione, organizzando per loro mostre in diversi musei e promuovendoli grazie a una attenta fidelizzazione del mondo del collezionismo e della stampa. Si è avvalsa fin dai suoi esordi, nel 2007, di collaborazioni con curatori e gallerie come la Continua di San Gimignano e Studio La Città di Verona. Si è fatta apprezzare in fiere internazionali (Basilea, Bruxelles, Miami), in uno stimolante confronto con personalità di spicco nel mondo dell’arte, da Pierluigi Sacco a Lóránd Hegy e Peter Weiermair, che vi hanno curato alcune mostre. La MLB persegue due precise linee curatoriali: artisti che utilizzano la fotografia contaminandola con altri linguaggi e artisti che uniscono concettualità e manualità. Nel 2017, in occasione dei dieci anni di attività, la MLB ha aperto una seconda sede estiva in Sardegna, a Porto Cervo.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Uno dei momenti più stimolanti degli ultimi anni è stata l’organizzazione, l’allestimento e la gestione della mostra De-sidera presso la Torre Prendiparte di Bologna nel 2019. Nei 12 piani di una torre medievale abbiamo allestito 9 personali di 9 artisti, ad ognuno è stato assegnato un piano in cui esporre le proprie opere tenendo però ben presente il luogo in cui si esponeva e il tema comune che legava le 9 esposizioni. Il lavoro è stato molto complesso sia come curatela che come allestimento, ma il risultato è stato eccezionale. Link: www.mlbgallery.com/progetti/la-torre-dell-arte-la-mlb-espone-i-suoi-artisti-nella-torre-prendiparte-per-artefiera-de-sidera-un-percorso-di-ascesa-con-sette-artisti-2

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Il nostro desiderio è che l’Italian System diventi un sistema articolato di reti e relazioni fra le varie componenti del mondo dell’arte, con interazioni positive e propositive a cui partecipare o da proporre, in modo da poter accrescere a livello internazionale il peso dell’arte italiana che attualmente è decisamente esiguo. Nel nostro piccolo, abbiamo organizzato fin da subito mostre in collaborazione con altre gallerie e lavorato in stretta sinergia con molti musei, non solo di arte contemporanea ma anche di arte antica o di storia naturale, alla costante ricerca di sinergie fruttose. L’esperimento di condivisione attuato in Sardegna nel 2017, “Contaminazioni di energie”, andava proprio in questa direzione, attraverso il coinvolgimento di artisti, curatori, collezionisti, giornalisti, direttori di museo. Per aiutare gli artisti e gli addetti ai lavori a capire più da vicino il complesso sistema dell’arte italiano, teniamo spesso incontri e lezioni in diverse facoltà e accademie italiane: il nostro corso si chiama “Strategie di orientamento nel sistema dell’arte”, e ci permette di scoprire che molti studenti mancano delle basi per approcciare in maniera concreta il mondo dell’arte. Cerchiamo di trasmettere loro la nostra esperienza per renderli più consapevoli di come muoversi, fin dai primi anni del loro percorso universitario.

MONTI8

MONTI 8 nasce a marzo 2020 da un’idea di Lea Ficca Matteo Di Marco, con sede a Latina. La galleria si configura come una realtà attenta soprattutto alle nuove generazioni protagoniste della scena contemporanea internazionale. Alla base del progetto c’è l’esigenza di uno scambio di visioni tra artisti provenienti da diverse aree geografiche e background, che fanno della loro identità – culturale, di genere, storica – lo strumento per dar vita a nuovi linguaggi visivi.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Nell’organizzare la mostra con Pacifico Silano, il dibattito con l’artista ci ha fornito nuovi spunti su una tematica delicata come quella della comunità LGBT, vista da nuove e profonde prospettive.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System è per noi: il terreno più fertile per sperimentare le nostre idee; il legame con la nostra cultura, sempre presente nelle nostre scelte; il tentativo di contribuire a una crescita collettiva.

MONTORO12

Montoro12 Gallery nasce nel 2012 a Roma, nel 2017 apre una seconda sede a Bruxelles e nel 2019 sostituisce la galleria di Roma con una residenza per artisti, dove ospita come primo artista Chris Soal (South Africa 1994) I cui lavori vengono poi presentati ad ArtVerona 2019.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

La Studio visit che ricordiamo con maggiore affetto è stata quella a Baku presso lo studio di Faig Ahmed dove abbiamo avuto modo di apprendere le tecniche sella tessitura e della colorazione dei suoi lavori tessili.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System è un concetto che dovrebbe, a nostro parere, rappresentare un concreto contributo delle gallerie Italiane alla promozione ed alla produzione di opere dei nostri artisti, spesso ingiustamente sottoquotati dal mercato internazionale.

NCONTEMPORARY

Ncontemporary nasce a Londra nell’autunno del 2014 come progetto itinerante dedicato al supporto di artisti emergenti internazionali. Nel 2015 la galleria apre il suo primo spazio permanente in un vecchio garage a Knightsbridge con un progetto di Patrick Tuttofuoco. Dal 2017 le attività di Ncontemporary si concentrano su Milano dove la galleria si installa in zona Città Studi, in uno spazio pensato per continuare il supporto agli artisti della galleria e la sperimentazione.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

La prima visita allo studio di Jonny Briggs all’interno di una vecchia fabbrica ricenvertita a Nord di Londra rimane impressa nella nostra mente. Visitare il luogo in cui Jonny lavora è come immergersi in una scatola dei ricordi famigliari. Ogni angolo dello spazio rivela nuove sorprese. Il visitatore si sente catapultato all’interno di uno dei set perfettamente preparati dall’artista per le sue fotografie surreali. Una distruzione ricostruita della realtà e dell’immaginario (A Destruction Reconstructed).

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System è una speranza, oggi più che mai; una rete che continua a diventare sempre più forte anche di fronte alle nuove sfide.

NUOVA GALLERIA MORONE

La Nuova Galleria Morone viene fondata nel 2011 da Diego Viapiana che, per anni ha affiancato il fondatore della Galleria Morone, a Milano dal 1966. Sin dalle prime mostre, la Nuova Galleria Morone ha dato un taglio contemporaneo alle scelte espositive ponendo l’attenzione ai mutevoli linguaggi espressivi artistici della contemporaneità. Nel corso di questi anni la galleria ha sviluppato un programma espositivo di ricerca e riscoperta. Oltre alle esposizioni personali, vengono sviluppati progetti curatoriali. Una particolare attenzione viene riservata ai giovani artisti, attraverso progetti site specific esposti negli spazi della galleria.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Tutti gli studio visit sono stimolanti e ritengo che ogni volta che sono entrato in contatto diretto con il processo creativo nello studio dell’artista sia la parte più interessante del mio lavoro.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Per me significa un rapporto basato nella stima, rispetto e collaborazione tra operatori del sistema dell’arte.

OPEN ART

L’attività della galleria Open Art, nata nel 2001, alterna autori storicizzati con altri più giovani, nel segno della continuità e di una coerenza tra passato e presente. Due sono le linee principali della programmazione espositiva: la prima è esemplificata da artisti quali Toti Scialoja, Gerard Schneider e Jiri Kolàr ai quali la galleria dedica mostre che tendono a confermare anche l’attualità della loro pittura e del loro messaggio. Un‘attenzione particolare è dedicata allo sviluppo dell’approccio gestuale e, più specificatamente, all’Espressionismo Astratto americano con artisti quali Paul Jenkins, Conrad Marca-Relli, Norman Bluhm, Michael Goldberg, John Ferren, James Brooks e Sam Francis. L’altro ambito di interesse è quello relativo alla scultura del Novecento italiano che è illustrato, ad esempio, da artisti quali Francesco Somaini, Marino Marini, Mauro Staccioli, Quinto Ghermandi, Guido Pinzani. In occasione di ogni mostra la Galleria Open Art pubblica un catalogo bilingue.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

L’incontro con Paul Jenkins, alla fine degli anni novanta, nello splendido loft newyorkese che egli acquistò negli anni ’60 da Willem de Kooning, è quello che ha influenzato in maniera più profonda la mia carriera di gallerista.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System è per me sinonimo, ora più che mai, della necessità di fare appello allo sviluppo e all’implementazione del networking tra colleghi. Uniti si è più forti, ci attendono momenti bui, ma sono sicuro che facendo squadra supereremo la tempesta.

PROPOSTE D'ARTE

La galleria Proposte D’arte nasce Legnano nel 1980 dalla passione per l’arte di Enrico e Cristina Legnani. L’orientamento è stato fin dall’inizio di promuovere opere dei principali maestri italiani del XX secolo, con particolare attenzione al secondo dopoguerra.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Negli anni sono state organizzate in galleria mostre di: V.Adami, E.Baj, M.Campigli, F.DePisis, G.DeChirico, E.Morlotti, C.Mattioli, M.Sironi, e mostre dei principali scultori italiani: A.Pomodoro, G.Pomodoro, G.Manzù, F.Messina, M.Marini U.Riva.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

La galleria ha partecipato e continua a partecipare dal 1982 con continuità a tutte le più importanti manifestazioni fieristiche italiane, Arte Fiera Bologna, Biennale D’ Arte Internazionale e Miart a Milano, ArtVerona, Baf a Bergamo, GrandArt a Milano.

PUNTO SULL'ARTE

PUNTO SULL’ARTE è stata fondata da Sofia Macchi a Varese nel 2011. In questi anni pittori e scultori, italiani e internazionali, accumunati da un’impostazione tradizionale figurativa, ma sempre attenti alla contemporaneità, hanno esposto nelle ampie sale della Galleria che nel 2019 è stata ampliata, per un totale di 450 m2 distribuiti su due piani. Al piano inferiore vengono allestite le mostre in corso; mentre il primo piano è dedicato alle opere degli altri artisti rappresentati.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Le opere di Valeria Vaccaro sono riuscite a ingannare anche coloro che l’arte la conoscono a fondo. Nessuno avrebbe mai pensato che si trattasse di blocchi di marmo di Carrara plasmati e bruciati come fossero legno o carta per generare rinnovamento.


Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Un sistema organizzato, che non presta attenzione solo alle realtà nazionali ma spinge sempre di più ad avere un forte impatto internazionale, in cui si colloca anche PUNTO SULL’ARTE che sceglie di non trascurare l’innovazione ma di prediligere l’arte figurativa sotto tutti i suoi aspetti.

RAFFAELLA DE CHIRICO

Anno di nascita della galleria: 2011
Città: Torino
Programma focalizzato sul reportage e il fotogiornalismo e in generale sul dialogo tra artisti storicizzati ed emergenti e progetti inediti sul territorio.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Gli inizi della galleria e gli incontri nella  casa/studio di Irma Blank a Milano, in particolare quando arrivai trafelata e in ritardo (come sempre) da lei e intenerita cucinò pranzo per me alle 17.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Italian System: per me non significa nulla perché non esiste.

SPIRALE MILANO

Spirale Milano nasce nel 1968 dal desiderio del suo Fondatore, Franco Ferrarotti e di alcuni imprenditori Milanesi, di realizzare edizioni d’arte d’autore. Le diverse tecniche espressive della stampa d’artista dalla litografia su pietra fino all’incisione all’acquaforte son i medium espressivi messi a disposizione dei tanti artisti che condividono il percorso di crescita della Galleria. La sede Milanese diviene in pochi anni un punto di incontro degli artisti che sperimentano tecniche di stampa e nuove modalità espressive. Da Renato Guttuso a Graham Sutherland frequentano la Galleria che diviene un centro di sviluppo di un progetto nuovo, dove la Galleria, il Dealer e gli operatori di mercato, diventano moltiplicatori di visibilità di un progetto che non è più finalizzato a proporre arte nei suoi spazi ma a condividere spazi espositivi in tutta Italia, formando una rete di contatti e di sviluppo della proposta di arte moderna e contemporanea su tutto il territorio. Dal 2000, amministrata da Massimo Ferrarotti, nascono i grandi cataloghi d’arte finalizzati a raccontare gli eventi pubblici realizzati dall’Associazione Culturale Spirale D’Idee della quale è presidente. La Galleria vive un grande cambiamento ed assume diverse competenze nell’ambito: gestione della collezione, art trading, art branding, due diligence, consulenza artistica, gestione di archivi storici, consulenza fiscale e legale.

I servizi destinati al collezionista ma anche alle Galleria, e alla filiera del Mondo dell’Arte moderna e contemporanea portano spirale ha realizzare grandi Mostre Pubbliche in tutta Italia ed in Europa. Transavanguardia Italiana, a Palazzo Reale a Milano, “Ultimo atto d’Amore “ con poesie di Alda Merini e Mimmo Rotella, insieme a molte Mostre dedicate al Maestro della Pop Art Andy Warhol  divengono il veicolo divulgativo del progetto della galleria e dell’Associazione Culturale. L’attuale orientamento del Mondo dell’arte, volto sempre più a una finanziarizzazrione dell’arte a portato Massimo Ferrarotti ad essere Advisior di  diversi Fondi di Investimento con la finalità di rendere sempre sempre più tangibile l’asse arte nella sua condizione culturale e finanziaria. Spirale Milano negli ultimi anni ha consolidato il proprio rapporto di partnership con molti patner Internazionali in grado di fornire un’alternativa a coloro i quali desiderino valutare  alternative per far fronte a esigente di liquidità mediante la costituzione in garanzia di un’opera d’arte. Massimo Ferrarotti amministra il progetto Mediolanum Art gallery, una serie di selezionate Galleria sul territorio italiano pronte a dare servizio ai collezionisti e agli artisti.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Il nostro visit più interessante è stato l’incontro con Achille Bonito Oliva e la mostra di Palazzo Reale “Transavanguardia Italiana “. Un periodo intenso e gratificante ha preceduto la mostra con l’approfondimento di cinque personalità artistiche uniche: Chia- Clemente – Cucchi – Paladino – De Maria
.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

L’Italian System vogliamo immaginarlo come sistema circolare, dove tutta la filiera dell’arte viene coinvolta in un sistema bilaterale, sia dal punto di vista espressivo sia di tutela del patrimonio, artistico ed economico. 

STUDIO D'ARTE RAFFAELLI

Lo Studio d’Arte Raffaelli, con sede a Trento, ha aperto la sua attività espositiva nel 1984 con una personale dell’artista trentino Tullio Garbari, dando così un preciso segnale su quella che sarebbe stata la linea della galleria negli anni a seguire: la pittura in tutti i suoi aspetti più contemporanei. Senza mai lasciare la ricerca sull’arte trentina attraverso la promozione di artisti giovani come David Aaron Angeli, Federico Lanaro e Laurina Paperina. Con la mostra di Chéri Samba del 1991 Giordano Raffaelli si è avvicinato per primo in Italia all’arte contemporanea africana, sempre lavorando direttamente con gli artisti e musei per la loro promozione. Conseguenza del naturale interesse per la pittura degli anni Ottanta, con artisti del calibro di Salvo, Luigi Ontani e di diversi artisti della transavanguardia come Sandro Chia e Francesco Clemente; Giordano Raffaelli ha iniziato il suo lungo viaggio attraverso l’arte americana. Stretti rapporti, in un percorso trentennale, si sono intrecciati  con artisti come: Donald Baechler, Ross Bleckner, James Brown, Ronnie Cutrone, Peter Schuyff, Philip Taaffe. Partendo dalle segnalazioni di questi artisti sono nati collaborazioni con anche la nuova generazione di pittori americani tra cui: Bryan Bellot, Brendan Cass, Taylor Mckimens, Matt Phillips.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Vidi la prima mostra di Donald Baechler alla galleria di Tony Shafrazi a New York e mi piacque moltissimo. Poi, per una strana concatenazione di coincidenze, ebbi modo di contattarlo di persona e visitai il suo studio per proporgli le mie idee, i miei progetti. Parlai per un’ora e Donald si limitò ad ascoltare, senza mai dire neppure una parola. Quando ormai non mi era rimasta più voce, esclamò: “Si, facciamo qualcosa insieme”. Quello è stato l’inizio della lunga collaborazione con Donald Baechler, che dura da oltre venticinque anni.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Ogni iniziativa, come il progetto Social Italians, atta a supportare il lavoro delle gallerie anche online è sempre benvenuta. Soprattutto in questi momenti dove la mobilità e la socialità è fortemente penalizzata.

STUDIO G7

La galleria viene fondata nel 1973 a Bologna, città dove mantiene la sua unica sede. Dopo diverse rassegne sulla Pop Art inglese e americana segue in maniera sempre più costante a approfondita le ricerche concettuali sviluppate attraverso differenti media espressivi. La galleria continua oggi la propria attività consolidando le relazioni di lungo tempo e presentando nuove personalità del panorama italiano e internazionale.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Ogni incontro è per me un’occasione per approfondire e seguire la produzione degli artisti. È un momento in cui il lavoro si mostra nelle sue diverse fasi e complessità. Ogni studio ha un elemento riconoscibile; mi vengono subito in mente i gessi e i pigmenti di Guerzoni, il ferro e i bozzetti a parete di Botta, le prove di stampa di Comani, il carboncino di Dall’Olio, le strutture aeree di Habicher, i tanti oggetti da collezione di Mazzonelli.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Forse la domanda giusta sarebbe “esiste davvero un Italian System oggi?”

TRAFFIC GALLERY

Traffic Gallery, fondata a Bergamo nel 2007 dall’Architetto Roberto Ratti, vanta collaborazioni con autori quali Andreco, Karin Andersen, Giorgio Bartocci, BridA, Btoy, Matteo Cremonesi, Giulia Dall’Olio, Daniele Di Girolamo, Alice Faloretti, Alessandro Gioiello, Lucamaleonte, Clara Luiselli, Madame, M-City, Beatrice Meoni, Enrico Minguzzi, Nemo’s, Orticanoodles, Otolab, Ettore Pinelli, Christian Rainer, Rosy Rox, Mustafa Sabbagh, Amandine Samyn, Cosimo Terlizzi, Francesco Zanatta, Maria Giovanna Zanella, Virginia Zanetti, Mattia Zoppellaro. Novità per il futuro le collaborazioni con gli artisti Carolina Corno, Diego Dutto, Vincenzo Marsiglia, Filippo Riniolo, Luisa Turuani.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Forse l’aneddoto legato alla prima volta che parlai con Mustafa Sabbagh, che avvenne proprio nella città di Verona nel 2013. Una situazione curiosa. Fu lui a presentarsi, ma io ignoravo chi fosse e la sua fama internazionale. Ancora oggi ogni tanto Mustafa mi ricorda di quel primo incontro in cui non capiva se parlavo con ironia prendendolo in giro o semplicemente con distaccata serietà, in apparente contrasto con il mio look da ragazzino scappato di casa.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

In una epoca governata dalla comunicazione globale e dal marketing virale, sono felice di sostenere nel mio piccolo quelle realtà, come Art Verona, che credono nel concetto di “Italian System”.

VALMORE

Fondazione 1995 – sedi: Vicenza e Venezia
Valmore studio d’arte nasce nel 1995 dall’interesse della direttrice Valmore Zordan per l’arte contemporanea della seconda metà del XX secolo, in particolare per quei movimenti che hanno contribuito a cambiare radicalmente il concetto di manufatto artistico. La linea della galleria propone artisti italiani ed internazionali che attuano un’intensa e seria ricerca fondata sulle scoperte scientifiche del momento, creando opere e situazioni attraverso sperimentazioni, anche con l’apporto di più personalità (gruppi). Il filo conduttore dell’attività della galleria è il rapporto tra arte e scienza e tra arte e nuove tecnologie.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

La relazione intrattenuta con i membri dei diversi gruppi degli anni ’60 di arte programmata e ottico-cinetica. Tutti loro (es. Le Parc, Stein, Garcia Rossi, Biasi, Boriani, De Vecchi, …, e fuori da questi gruppi Eros Bonamini) sono state e sono persone di grande cultura e umanità, che hanno agito sulla spinta di forti ideali, credendo in un’idea di arte in grado di migliore il mondo, senza perdere mai l’entusiasmo e l’obiettivo.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

Rete di realtà/attività culturali sociali ed economiche, uniche nel mondo per le profonde radici affondate nella storia italiana, connesse attraverso scambi con il resto del mondo. Ha le potenzialità per offrire proposte al mondo di grande valore e dal contenuto fortemente innovativo (concettuale e tecnologico) sia per il presente che per l’immediato futuro, ma anche per tracciare percorsi ed itinerari per il domani.

VILLA CONTEMPORANEA

La galleria VILLA CONTEMPORANEA è uno spazio espositivo dedicato alla promozione dell’arte contemporanea che nasce dalla volontà di dare voce ed espressione alle nuove proposte emergenti. È uno spazio sperimentale, aperto alla creatività e alla collaborazione tra discipline diverse, una sorta di “piattaforma” per le iniziative artistiche contemporanee. È stata inaugurata a settembre 2012, direzione artistica di Monica Villa. Si trova in via Bergamo, una delle vie più storiche di Monza, con una forte connotazione di borgo. Anche la galleria ha una sua precisa connotazione; in fase di restauro sono riaffiorati i tratti architettonici della casa d’epoca, le travi a soffitto, l’arco originale in mattoni e un bellissimo camino. All’attività espositiva si affianca una programmazione di eventi performativi con poeti e performers.

Artisti rappresentati:
ELISA CELLA, ADI HAXHIAJ, ELISA LEONINI, SABA MASOUMIAN, ALICE PALTRINIERI, VALENTINA PERAZZINI, LAURA RENNA, THOMAS SCALCO, PATRIZIA EMMA SCIALPI, STEFANO SPERA, SILVIA VENDRAMEL.

Innumerevoli le partecipazioni con altri artisti.

Qual è stato il vostro studio visit più interessante o incontro/discussione con artisti più stimolante o aneddoto legato al vostro rapporto con gli artisti?

Uno degli incontri più interessanti, avvenuto in galleria, risale a dicembre 2017 dal titolo “One Shot, una sera per tre sculture”. Attraverso la presentazione di un’opera a testa, la galleria ha presentato al pubblico gli artisti Gianni Caravaggio, Alberto Gianfreda e Silvia Vendramel. La serata è stata condotta dai critici Matteo Galbiati e Leda Lunghi che hanno aperto il dialogo, approfondendo il concetto di scultura e dando un’interpretazione alle emozioni scaturite dalla visione dei lavori. Ne è uscita una serata ricca di spunti, le persone intervenute hanno partecipato attivamente, facendo continuamente domande agli artisti. È stato interessante notare che l’approccio del pubblico era diverso e più aperto rispetto alle solite inaugurazioni che, probabilmente, intimoriscono di più le persone.

Che cosa significa per voi il concetto di “Italian System”?

È uno stile, un modo di essere, un riconoscimento di provenienza, un tributo alla nostra ricchissima storia dell’arte; è sostenere l’arte contemporanea italiana attraverso i suoi artisti e farla conoscere nel mondo. Allargando il concetto è un sistema produttivo che ha nelle tante aziende italiane una fortissima connotazione nel mondo.

Veronafiere S.p.A.
Viale del Lavoro 8
37135 Verona
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