Queste le scelte dei 13 direttori di musei e istituzioni d’arte moderna e contemporanea che hanno aderito a Level 0

Sesta edizione del progetto sostenuto da AGSM che trova in ArtVerona e nella collaborazione di 13 direttori dei principali musei e istituzioni d’arte contemporanea un’occasione di supporto e visibilità per gli artisti in fiera. I direttori dei musei coinvolti si impegnano a promuovere gli artisti selezionati all’interno della loro programmazione attraverso un talk, una pubblicazione, un workshop, un’installazione o una mostra.

Un’iniziativa volta a fare rete e a promuovere il sistema dell’arte contemporaneo, che non si esaurisce nei soli giorni di fiera, ma vede ArtVerona farsi tramite e canale privilegiato di promozione e visibilità per gli artisti, i galleristi e i musei coinvolti, durante tutto l’anno, alla ricerca di una modalità condivisa, pragmatica e fluida, che ovvii alla burocrazia e alla frammentazione che spesso frenano il nostro Paese.

Un progetto che mira a un cambio di paradigma, dove una fiera d’arte si identifichi come un interlocutore attivo e propositivo all’interno del sistema, per una messa a valore non solo del mercato, ma anche e soprattutto dei suoi protagonisti e delle progettualità che essi portano avanti, ponendoli al centro.

Essere al fianco di questa iniziativa di ArtVerona che coinvolge tutto il territorio nazionale, andando oltre i quattro giorni di fiera, significa per AGSM sostenere la cultura tutto l’anno e promuovere nuove forme d’arte e di talenti per la ricchezza del nostro Paese” ha dichiarato il Presidente di AGSM Michele Croce.

Elisabetta Barisoni, responsabile di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, ha scelto Sophie Ko Chkheidze (Tbilisi, 1981) rappresentata dalla Galleria de’ Foscherari di Bologna e da Renata Fabbri Arte Contemporanea di Milano, con questa motivazione:

Le “geografie temporali” di Sophie Ko, artista georgiana nata a Tbilisi nel 1981 e residente a Milano, si presentano come scatole bidimensionali in cui è compressa la materia, il pigmento puro utilizzato in cromie diverse, dal verde al rosa, all’azzurro, fino ai profondi neri, con inserti di rosso e blu elettrico. Quello che ho trovato molto interessante del lavoro di Ko non è solo la forza della materia, ma soprattutto la sua relazione con il concetto di tempo.

Patrizia Nuzzo, responsabile delle Collezioni d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Civici di Verona, ha scelto Thomas Scalco (Vicenza, 1987) rappresentato da Luisa Catucci Gallery di Berlino, con questa motivazione:

Per la capacità di saper coniugare, in un sapiente equilibrio compositivo e concettuale, mondi apparentemente contrapposti, sulla soglia che separa l’aniconico e il figurativo, mettendo in luce le connessioni e le relazioni al di là delle differenze individuali. La presenza della geometria nel caos informe del mondo diventa la possibilità di confronto con l’alterità assumendo, di volta in volta, i caratteri dello spirituale, dell’ultraterreno dello sconosciuto.

Sara Fumagalli, curatrice alla GAMeC di Bergamo, ha scelto Driant Zeneli (Shkoder, Albania, 1983) rappresentata da Prometeogallery di Milano, con questa motivazione:

Con il direttore Lorenzo Giusti abbiamo optato per Driant Zeneli, per la sua capacità di parlare con lucidità e fermezza, insieme a incanto e meraviglia, attraverso il mezzo filmico, di utopie impossibili che diventano ossessioni, di illusioni e fallimenti, che lasciano spazio al sogno e all’immaginazione, quali dimensioni entro cui poter trovare e scegliere alternative possibili.

Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, ha scelto Virginia Colwell (Nebraska, United States, 1980) rappresentata da MARSO di Città del Messico, con questa motivazione:

Abbiamo scelto l’installazione fotografica di Virginia Colwell, Untitled Ruin (2014), perché particolarmente coerente ai temi della mostra delle collezioni del museo, Time is Out of Joint. A partire dal 2019, il lavoro verrà inserito nel percorso della mostra, in stretto dialogo con le collezioni della Galleria Nazionale.

Christiane Rekade, direttrice del Kunst Meran Merano Arte di Merano, ha scelto Irene Fenara (Bologna, 1990) rappresentata da UNA di Piacenza, con questa motivazione:

Abbiamo scelto una giovane artista italiana con una pratica artistica molto promettente, Irene Fenara. Con le sue riflessioni sul significato e sull’uso delle immagini, ma anche attraverso considerazioni sui sistemi di sorveglianza e sicurezza utilizzati attualmente, l’artista adotta tecniche e strumenti estranei all’arte, aprendo prospettive inaspettate.

Vittoria Broggini, conservatrice curatrice del MAGA di Gallarate, ha scelto Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984) rappresentata da Ex Elettrofonica di Roma, con questa motivazione:

Con la direttrice Emma Zanella abbiamo scelto Elena Mazzi per la qualità della sua ricerca, che indaga il rapporto tra l’uomo e il paesaggio nei suoi aspetti intimi, affettivi, relazionali, sociali e politici, concentrando il suo interesse sulla narrazione, sul potere partecipativo del racconto e muovendosi con libertà e consapevolezza nell’utilizzo di differenti processi, tecniche e pratiche artistiche.

Denis Isaia, curatore del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ha scelto Sara Enrico (Biella, 1979) rappresentata da Galleria Doris Ghetta di Ortisei (Bolzano), con questa motivazione:

Con il direttore Gianfranco Maraniello abbiamo optato per Sara Enrico per l’originalità di una ricerca che sfida i confini ontologici e narrativi della pittura e della scultura. In particolare è stato apprezzato l’interesse per l’esperienza fisica e materiale che informa le sue opere e la capacità di rileggere le esperienze culturali protagoniste del recente passato artistico alla luce delle attuali esigenze di legittimazione dell’arte. L’insieme di queste ragioni, unita a un’attenta interpretazione della rivoluzione digitale e una spiccata ascendenza poetica lascia intendere che Sara Enrico sia fra le menti più sensibili e acute del giovane panorama contemporaneo.

Frida Carazzato, curatrice di Museion di Bolzano ha scelto Libera Mazzoleni (Milano, 1949) rappresentata da Frittelli arte contemporanea di Firenze, con questa motivazione:

Con la direttrice Letizia Ragaglia abbiamo scelto Libera Mazzoleni per il suo percorso artistico e per la sua ricerca critica, che ruotano attorno a una costante indagine del presente e delle modalità con cui immagine e scrittura diventano mezzi espressivi per riflettere sui temi dell’identità e autenticità. La posizione di Libera Mazzoleni si inserisce inoltre in un percorso di ricerca che Museion porterà avanti nel 2019 sulle posizioni femminili all’interno delle ricerche verbo-visuali a partire dalla fine degli anni ’60.

Chiara Casarin, direttrice del Museo Civico di Bassano del Grappa ha scelto Francesco Candeloro (Venezia, 1974) rappresentato da Beatrice Burati Anderson Art Space & Gallery di Venezia, con questa motivazione:

Le opere di Francesco Candeloro hanno tutte le potenzialità di rientrare all’interno del progetto di valorizzazione del Museo Civico attraverso il contemporaneo sia per la tipologia di lavori che l’artista propone, sia per le tematiche della sua ricerca artistica che si inseriscono bene nella programmazione. Ospitare un suo lavoro diventa così anche un approfondimento museale sugli artisti veneti che i Musei di Bassano intendono promuovere.

Iolanda Ratti, conservatrice del Museo del Novecento di Milano ha scelto Lupo Borgonovo (Milano, 1985) rappresentato da Monica De Cardenas di Milano, con questa motivazione:

Con la direttrice Anna Maria Montaldo abbiamo optato per Lupo Borgonovo, trovando la sua ricerca particolarmente interessante perché indaga media diversi, aprendo un dialogo che si prospetta proficuo in relazione alla collezione del Museo del Novecento. Il suo lavoro è delicato e poetico, ma può essere anche forte e in un certo senso monumentale.

Renata Casarin, vice direttrice di Palazzo Ducale di Mantova ha scelto Laisvydė Šalčiūtė (Lithuanian, 1964) rappresentato da Contour Art Gallery di Vilnius, con questa motivazione:

Con il direttore Peter Assmann abbiamo scelto l’artista lituana Laisvydė Šalčiūtė per entrare in dialogo nel 2019 con lo scultore Gehrad Demetz. Il linguaggio sprezzante e drammatico insieme, la volontà di portare all’estremo il codice espressivo del maestro bolzanino si coniuga con quello pure fortemente evocativo e all’apparenza impertinente dell’artista lituana che estrapolando contesti figurativi dalla storia dell’arte, anche tangenti l’immaginario mitico e religioso, crea una innovativa modalità di racconto. Entrambi gli artefici rispondono in modo differente ma pure con la medesima lucidità al bisogno di fare un’incursione nella contemporaneità, rivelandone il volto tragico e sarcastico insieme.

Vincenzo Mazzarella, storico dell’arte alla Reggia di Caserta ha scelto Ieva Petersone (Jelgava, Lettonia, 1984) rappresentato da M77 Gallery di Milano, con questa motivazione:

Con il direttore generale Mauro Felicori abbiamo optato per Ieva Petersone. Serialità come morte dell’individualità. Pittura di concetto di sapore Orwelliano, pulita, senza sbavature, che ti dà un senso di straniamento. La tragica rappresentazione di un paesaggio, di cui nulla rimane. Un universo drammatico e angoscioso, reso anche attraverso il colore.

Andrea Bruciati, direttore dell’Istituto Autonomo VILLAE di Tivoli, ha scelto Tomaso De Luca (Verona, 1988) rappresentato da Monitor di Roma, David Medalla (Manila, Filippine, 1942) rappresentato da Galleria Enrico Astuni di Bologna, Siwa Mgoboza (Cape Town, Sudafrica, 1993) rappresentato da Boxart Galleria d’Arte di Verona, Ruben Montini (Oristano, 1986) rappresentato da Prometeogallery di Milano

Dopo aver indagato con la Biennale Internazionale d’Architettura di Venezia il sito di Villa Adriana quale free space per eccellenza, con ArtVerona ho voluto interrogare la straordinarietà del patrimonio archeologico UNESCO quale queer space dell’immaginario. Ritengo che le riflessioni di artisti dalla comprovata professionalità quali Tomaso De Luca e Ruben Montini, affiancati da due sguardi internazionali come quella della giovane promessa Siwa Mgoboza, e quella di un maestro dalla profonda sensibilità e poesia come David Medalla, possano far sì che Villa Adriana conferisca un suo contributo originale al dibattito sul tema.

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