La ricerca di forme di espressione musicale contemporanea e la rivalutazione di spazi urbani significativi all’interno di Path Festival

Path Festival, rassegna di musica e cultura elettronica promossa dall’associazione Morse, giunge quest’anno alla quarta edizione e, grazie anche al supporto dell’ESU, entra a far parte di Festival Veronetta come evento collaterale di ArtVerona. Il tema dell’edizione 2017, condensato nell’hashtag fleshdance, prosegue nella direzione segnata gli scorsi anni verso la ricerca di quelle zone di confine in cui il digitale incontra e ridefinisce l’umano, ponendo l’accento questa volta sull’aspetto della performance in ambito musicale.

In un orizzonte artistico sempre più condizionato dalle potenzialità espressive date dalle nuove tecnologie, torna a farsi sentire con urgenza il valore del corpo: un corpo fatto di carne, muscoli, sangue, sudore; un corpo ingombrante, disturbante, scomodo; un corpo anche forzatamente esibito, che turba le architetture apollinee di una certa estetica musicale, per entrare con forza a reclamare la sua presenza rivoluzionaria.

Ecco quindi la flesh-dance: la carne da un lato, la danza dall’altro; forze creatrici di una comunità che ritrova nell’esperienza estetica e rituale elementi di espressione, lotta, bellezza.

Questo valore aggiunto, dato dalla presenza del corpo nella pratica musicale, risulta evidente in diversi appuntamenti proposti, a partire dal lavoro di Pan Daijing, un ibrido di live set e performance art, che mischia disturbanti pratiche fisiche con sonorità industrial e harsh noise. Altre volte, come nel lavoro di Andrea Belfi, l’azione performativa si lega al gesto musicale e assume in questo senso quasi una connotazione sportiva, in cui la perfetta calibrazione dei movimenti interagisce con le possibilità tecniche delle strumentazioni elettroacustiche. Come momento conclusivo abbiamo ritenuto interessante proporre uno sleep concert, curato da Nicola Ratti, per chiudere simbolicamente la rassegna con un’esperienza di ascolto semi-cosciente in cui il corpo, finalmente rilassato, possa liberare una modalità di ascolto più primitiva e onirica.

Parallelamente alle performance live, il Festival dedica anche quest’anno ampio spazio a talk e workshop, oltre a ospitare alcuni lavori di artisti che lavorano negli ambiti della sound art e del sound design.

Approfondimenti, info e aggiornamenti sul sito pathfestival.it

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